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Alessandra Perotti: «La scrittura autobiografica è uno strumento potente per raccontarsi e ritrovarsi»

di Veronica Rossetti
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Editor, ghostwriter e writer coach, Alessandra Perotti ci conduce verso la scoperta della scrittura autobiografica come uno strumento affascinante e dagli innumerevoli benefici per il benessere personale e la conoscenza di noi stessi.

 

«Scrivere è vivere. La scrittura indaga e rivela la vita» è il mantra di Alessandra Perotti, editor, ghostwriter, docente e fondatrice dell’Accademia di Scrittura, realtà nata per accompagnare chi scrive – per passione o per professione – lungo un percorso autentico, fatto di parole, consapevolezza e trasformazione. Dai banchi di scuola al mondo dell’editoria, infatti, il filo rosso di Perotti è sempre stato uno: la scrittura. «Voglio fare i libri», diceva da bambina, e lo ha fatto davvero. Così, dopo una laurea in giurisprudenza alla Statale di Milano e un’esperienza in De Agostini, ha scelto definitivamente l’editoria. Da oltre 30 anni guida autori, autrici e progetti editoriali, affianca persone di ogni settore nella scrittura di libri, speech e podcast, e ha pubblicato diversi volumi, tra manuali e narrativa. Negli ultimi anni ha intrecciato alla scrittura le pratiche del coaching e della narrazione terapeutica, dando vita al suo metodo che oggi porta in seminari, corsi e percorsi individuali, come racconta in questa intervista.

In che cosa consiste la scrittura autobiografica e quali ne sono i principali benefici?

C’è un tempo, nella nostra vita, in cui può nascere l’esigenza di raccontarsi. Si tratta spesso di un’idea, di un bisogno, che si presenta nella mente fino a diventare un vero e proprio progetto di scrittura. Iniziamo a pensare che ci piacerebbe scrivere di noi, della nostra storia, avvertiamo una sorta di spinta a non attendere oltre; spesso succede di accostarsi alla dimensione della scrittura proprio attraverso la narrazione autobiografica. 

INTERNA_PEROTTIRiguardo ai benefici, dedicarsi alla scrittura della propria storia ci aiuta a:

  • lasciare una traccia del vissuto che potrà essere di utilità agli altri, onorando così la nostra storia;
  • rivedere la nostra storia ci permette di osservare il vissuto da un punto di vista nuovo, non considerato prima;
  • l’avventura autobiografica dona chiavi per aprire e spiegare certi anfratti del presente che sentiamo inspiegabili e scomodi;
  • godere dell’effetto rinascita: dalle scritture autobiografiche emergono nuovi stimoli e nuova energia;
  • stimolare e conservare la memoria;
  • comprendere meglio le relazioni;
  • avere un quadro d’insieme, una visione panoramica della nostra vita.

Come si svolge una sessione o un laboratorio di scrittura autobiografica?

La scrittura autobiografica può essere di tipo solo narrativo e, per questo motivo, per prima cosa, si introducono le metodologie proprie della scrittura narrativa partendo dalla raccolta delle fonti e dallo stabilire quello che s’intende raccontare, passando poi a delineare una vera e propria struttura dell’opera senza dimenticare che la scrittura autobiografica ha come obiettivo il “prendersi cura” della propria storia e per questo  le sessioni sono affiancate ad un percorso di coaching teso a far emergere “l’urgenza di narrare”.

In che misura questa pratica aiuta a rielaborare il nostro vissuto?

La scrittura autobiografica  ha come unico scopo la narrazione e quindi l’osservazione del vissuto, non l’analisi o la rielaborazione che spettano alla psicologia e alla psicoterapia ma dall’osservazione e dalla narrazione nascono molte intuizioni, ispirazioni, nuove visioni di sé e della propria storia e, in questo senso, è anche terapeutica.

INTERNA1_AlessandraPerotti (1)In che modo raccontare la propria storia personale può favorire una maggiore consapevolezza di sé e della società in cui viviamo?

Quando raccontiamo la nostra storia non ci limitiamo a una narrazione individuale. La scrittura è sempre un gesto relazionale, comunitario. Raccontando di noi ci riconosciamo, ci vediamo sotto un’altra luce e, allo stesso tempo, raccontiamo la società in cui viviamo, l’ambiente, il periodo storico: per questo le autobiografie sono da sempre un’importante fonte storiografica.

Oltre ai benefici per chi non è in trattamento clinico, la scrittura autobiografica può supportare la gestione di emozioni complesse o traumatiche in parallelo a un percorso terapeutico tradizionale?

Sì, certo, la scrittura autobiografica viene molto utilizzata in questo senso ma, lo ribadisco sempre: richiede, in tali casi, la gestione da parte di un-una professionista della psicologia e della psicoterapia. Il primo passaggio, comunque, è sempre quello di domandarsi che cosa ci motiva, che cosa vogliamo raccontare, se tutta la storia o solo una parte che per noi è molto significativa. Si passa poi alla raccolta delle fonti (documenti, fotografie, biglietti, mappa dei luoghi, messaggi…) e così si inizia a elaborare una prima struttura per poi procedere alla narrazione. 

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Veronica Rossetti

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