È la bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua: il tè ha radici antichissime e una connotazione di fascino che deriva dalla sua storia millenaria e dai gesti che ne accompagnano la degustazione, fissati in una vera e propria cerimonia. Ce ne parla il responsabile scientifico dell’Associazione Italiana Tè e Infusi.
A parlarci degli effetti benefici che il tè può avere sul corpo – e perché no? – sulla mente, è Daniele Croce, cilentano, insegnante di Scienze e cultura dell’alimentazione presso l’Istituto alberghiero Parmenide di Roccadaspide (SA) e Responsabile Scientifico dell’Associazione Italiana Te’ e Infusi.
Come è nato il suo interesse per il tè?
Un po’ per caso. Prima viaggiavo spesso e capitavo a Firenze di frequente, dove frequentavo delle sale da tè, in particolare quella chiamata “La via del tè”. Ero incuriosito dalla storia di questa bevanda che, ovviamente, già gradivo particolarmente. Successivamente, quando abbiamo deciso di aprire una parafarmacia di famiglia, ho pensato che sarebbe stato bello creare un angolo dedicato al tè e ho deciso di specializzarmi.
Quale è stato il suo percorso per diventare esperto e responsabile scientifico di quella che è la prima e più vecchia associazione per il tè in Italia?
Dal 2016 ho studiato come sommelier del tè, formandomi con Marco Bertona, che è un tea taster mondiale, presidente di AssoTè & Infusi e unico delegato italiano nel Gruppo Intergovernativo sul Tè della FAO, in Italia. Da lui ho fatto un corso full immersion a Novara.
Poi ho fatto un viaggio studio in Cina con l’Associazione Italiana Te’ e Infusi, dove ho conosciuto da vicino le piante del tè, il processo di lavorazione e di preparazione di questa magnifica bevanda. Sono diventato tea educator perché divulgo la cultura del tè in Italia anche con abbinamenti originali come quello tè-cibo e poi responsabile scientifico dell’associazione, dove quindi mi occupo anche di ricerca e nutrizione.
Quali sono le principali proprietà benefiche del tè?
È una bevanda ancora poco conosciuta, secondo molti aspetti e perciò forse è ancora poco valorizzata, per lo meno in Occidente. Innanzitutto non parliamo del tè in bustine. Senza volerlo demonizzare, bisogna però sapere che, secondo alcuni studi scientifici, le bustine possono rilasciare nano- e micro-plastiche e la ricerca sugli effetti sanitari umani è ancora in corso. Parliamo invece del tè in foglie, sfuso. Innanzitutto, quando beviamo del tè, beviamo acqua, oltre al contenuto delle foglie e già questo ci fa bene perché ci idrata e ci disseta. Inoltre immettiamo nell’organismo sali minerali ma soprattutto le foglie del tè, attraverso l’infusione, rilasciano anche vitamine e anti-ossidanti, che aiutano a “spegnere” i processi infiammatori e l’invecchiamento cellulare. Se questo è molto noto per il tè verde, è meno noto per altri tè. Tutti i tè contengono sostanze antiossidanti. Quindi berlo aiuta certamente il benessere. Ovviamente la quantità di queste sostanze varierà a seconda che si beva un tè preparato con foglie “fresche”, cioè raccolte da meno di un anno piuttosto che con foglie raccolte da più tempo, come nel caso dei tè verdi.
I tè sono tutti uguali dal punto di vista delle loro proprietà benefiche?
Tutte e sei le tipologie di tè che esistono provengono dalla stessa pianta, la Camellia Sinensis. In base alla lavorazione che la pianta subisce, si distinguono le varie tipologie. A seconda del colore del tè variano le sostanze in esso contenute. Ad esempio quello nero, meglio conosciuto come tè rosso in Cina , contiene una qualità di polifenoli differenti rispetto a quello verde. Tutti però hanno un effetto benefico sulla salute.
L’aspetto salutistico combacia con la qualità del prodotto. Per questo motivo, suggerisco sempre di affidarsi ad importatori fidati e di scegliere dei buoni tè. Il tè inoltre ha un aspetto di convivialità da non sottovalutare, diventa momento di incontro tra le persone e sappiamo che la socialità è uno degli elementi che aiutano a stare meglio.
C’è un modo più giusto di bere il tè per preservarne le qualità?
Due sono le metodologie più diffuse, quella cinese e quella anglosassone. In particolare quella cinese ha origini antichissime; si pensi che la prima e più antica cerimonia del tè documentata della storia risale al 780 d.C. Per preservare l’aroma e le qualità organolettiche delle foglie, il metodo cinese è quello migliore perché consente di controllare meglio l’infusione. Solitamente infatti prevede una quantità limitata di acqua (150/250 ml per ogni infusione circa) per 4/5 g di foglie o più. In questo modo con le stesse foglie si possono fare più infusioni durante il corso della giornata e questo dunque consente anche di scegliere tè più pregiati e per questo anche più costosi, che contengono quantità maggiori di antiossidanti. Il tè diventa così un’abitudine quotidiana che non può che giovare a chi lo consuma.
Bere tè regolarmente dunque “allunga la vita”?
Sicuramente più dell’alcool! Battuta a parte, il tè ha anche un’altra importante proprietà. A differenza della caffeina contenuta nel caffè, il cui consumo in eccesso può avere effetti collaterali come la tachicardia, la teina contenuta nel tè viene bilanciata dalla teanina, una sostanza che, pur inducendo una sensazione di rilassamento, aiuta la concentrazione. E’ per questo infatti che i monaci buddisti lo usavano come tonico nelle loro lunghe pratiche religiose. È anche per questo che il consumo del tè è un trend in crescita, in perfetta sintonia con la maggiore attenzione dei consumatori verso la composizione dei cibi che mangiano.
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