Longevity Journal è stato media partner della seconda edizione del “Milan Longevity Summit 2025”. Ecco cosa è emerso dalla tavola rotonda “Fit for longevity: allenamento e ottimizzazione della forma fisica”, aperta da Alessandro Del Piero.
«Lo sport è una scuola di vita. Ti insegna ad accettare chi sei, il momento che vivi, i tuoi limiti. E a migliorarti, sempre». Con queste parole, Alessandro Del Piero ha aperto — seppur virtualmente — il tavolo di discussione dal titolo “Fit for longevity: allenamento e ottimizzazione della forma fisica”, promosso da Fondazione Aeon al teatro Franco Parenti di Milano nell’ambito del Milan Longevity Summit 2025.
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Un videomessaggio, il suo, carico di riflessioni personali e spunti universali. Per l’ex capitano della Juventus, lo sport non è solo performance o competizione, ma una forma di cura quotidiana. «Lo sport ci spinge a migliorare, a prenderci cura del nostro corpo e della nostra mente, a mangiare meglio, a vivere con consapevolezza», ha sottolineato. Un approccio che, secondo Del Piero, diventa ancora più importante nella vita di tutti i giorni, fuori dal professionismo: «Combatte l’isolamento, ci mette di fronte a prove che ci formano. La vittoria, la sconfitta, la resilienza: tutti elementi che arricchiscono la nostra esistenza».
Il progetto per la longevità: allenarsi senza sprecare energia
Dopo l’intervento di Del Piero la tavola rotonda è proseguita con i contributi di Giovanni Vaglini, preparatore atletico, e Andrea Marchini, direttore sanitario di J Medical, centro medico situato all’Allianz Stadium di Torino. Vaglini, da anni lavora fianco a fianco con Del Piero. «Alessandro è sempre stato un atleta speciale – ha detto – ma oggi il nostro obiettivo è condividere quel metodo, quel rigore, con un pubblico più ampio. Insegniamo come allenarsi bene, senza sprecare energia inutilmente».

Photo: dal video youtube dell’evento
Con una metafora efficace, Vaglini ha illustrato il concetto: «Se dobbiamo annaffiare un campo non usiamo un annaffiatoio, così come non usiamo un idrante per una pianta. Bisogna calibrare le energie. Questo vale anche per il corpo: conoscere i propri limiti, capire come muoversi, è fondamentale per vivere a lungo e bene».
Marchini ha ampliato lo sguardo, richiamando il valore dell’attività fisica come prevenzione per tutta la popolazione. «Lo sport d’élite è un’eccezione – ha precisato – ma ciò che conta davvero è l’educazione motoria di base. Purtroppo, oggi nelle scuole è praticamente assente. E questo ha un impatto devastante sulla salute pubblica».
Il ruolo della famiglia e l’importanza del gioco
Altro tema su cui si è soffermata la discussione è stato il ruolo delle famiglie nel favorire l’avvicinamento allo sport da parte dei più piccoli. “Oggi ci sono bambini che non sanno più fare una capriola», ha commentato con preoccupazione Vaglini. «I miei figli mi odiano perché li obbligo a muoversi, ma è un dovere educativo: l’attività fisica deve diventare una norma igienica, come lavarsi i denti».

Photo: Unsplash / Jannes Glas
Marchini ha ribadito l’importanza del gioco come fattore aggregante e antidoto alla solitudine. «La solitudine è un nemico silenzioso, soprattutto in età avanzata. Lo sport, anche solo vissuto come tifo o semplice partecipazione, può mantenere vive le relazioni, la curiosità, la voglia di condividere».
Sport femminile, medicina di genere e nuove frontiere
Un passaggio significativo è stato dedicato anche allo sport femminile, in grande crescita. «Il calcio femminile sta crescendo tantissimo – ha detto Marchini – ma comporta esigenze fisiche diverse. La medicina di genere diventa fondamentale per prevenire e trattare infortuni».
Vaglini ha aggiunto: «Le donne hanno una forza mentale e una resistenza incredibili. È bellissimo lavorare con loro, ma bisogna tenere conto delle diverse fasi di sviluppo. Ho due figli gemelli, un maschio e una femmina, e vedo quotidianamente quanto siano differenti i loro ritmi di crescita».
Una chiamata all’azione: “Educare al movimento”
La conclusione è stata una chiamata all’azione, una call to action. «Non possiamo pensare alla longevità senza parlare di educazione motoria – ha detto Vaglini – dobbiamo formare genitori consapevoli e insegnanti preparati. Solo così cambieremo davvero le cose».
E mentre il pubblico sorrideva ricordando l’aneddoto della signora di 114 anni colpita non tanto dalla sua età, ma dai 90 anni della figlia, le parole di Del Piero sembravano tornare a riecheggiare con forza: «L’importante è cercare sempre di migliorare. Ognuno di noi, nel suo piccolo. E poi insieme, come comunità». Un invito a muoversi, a prendersi cura di sé. E, soprattutto, a non smettere mai di giocare.
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Photo cover: Unsplash / Fitsum Admasu
