Fabio Sozzani è Maestro di arti marziali a livello nazionale e internazionale, esperto in Karate tradizionale e spada coreana. Fondatore dello Sporting 2000 di Varese, promuove un’attività sportiva basata su salute, rispetto e prevenzione. Collabora con vari professionisti della salute, tra cui la sorella Sabrina Sozzani, psicologa e criminologa, per percorsi di difesa personale femminile che uniscono tecnica e consapevolezza.
In un tempo in cui lo sport è spesso ridotto a estetica e performance, ci sono luoghi e persone che scelgono un’altra via: quella della consapevolezza, del rispetto, della cura. Fabio Sozzani è una di queste persone. Maestro di arti marziali, ma ancor prima guida etica, ha fatto della sua palestra un’estensione concreta della sua filosofia di vita: uno spazio in cui il corpo non è solo allenato, ma protetto. Dove si impara a conoscersi, a rispettarsi e a costruire un benessere che dura nel tempo.
In questa intervista, raccontiamo l’uomo che sta dietro la sua “creatura” da oltre 40 anni, la sua palestra, e il valore profondo che ispira ogni sua scelta. Per Sozzani, infatti, allenarsi bene è costruire un rapporto sano, profondo, rispettoso con sé stessi: «È lì che inizia la vera longevità», ci rivela.
Quando una persona entra per la prima volta nella tua palestra, spesso cerca semplicemente un’attività fisica. Ma cosa trova davvero secondo te?
Voglio che chi entra qui trovi molto più di una palestra: un luogo in cui sentirsi accolto, ascoltato, riconosciuto. Dove non importa da dove vieni, quanti anni hai o quali siano i propri limiti. Qui conta solo come ci si sente e dove si desidera andare. Contano la motivazione, la voglia di cambiare, il desiderio di riprendersi spazio, forza, dignità.

Fabio Sozzani
Fin dal primo passo, l’esperienza è quella di non essere un numero, né un cliente, ma una persona intera, con la propria storia, le proprie fragilità, il proprio potenziale. E tutto ciò che circonda — dai corsi agli attrezzi, dalle persone agli sguardi — è scelto con cura, con il cuore e con la testa. Non per giudicare, ma per accompagnare, per camminare accanto. La palestra è solo l’ambiente. Il vero luogo in cui avviene la trasformazione è la relazione che nasce, è l’energia che si crea, è la consapevolezza che si trasferisce nel corpo. È lì che tutto inizia. È lì che si torna a essere protagonisti della propria vita.
La tua frase «il primo obiettivo dell’arte marziale è l’efficacia, ma senza dimenticare la salute e l’integrità fisica di chi la pratica» quanto ti rappresenta davvero, nella vita quotidiana?
Mi rappresenta completamente. Per me, un bravo maestro non è colui che ti spinge oltre i tuoi limiti a ogni costo, ma chi ti insegna a riconoscerli, rispettarli e gestirli con intelligenza. Perché l’efficacia senza salute è una vittoria vuota. Nelle arti marziali, come nella vita, il risultato non ha valore se viene pagato con la perdita della serenità o dell’equilibrio interiore. Il corpo è un bene prezioso, e ogni volta che qualcuno me lo affida — anche solo per un’ora — io sento tutta la responsabilità che questo comporta. Non puoi insegnare davvero l’autodifesa, la disciplina o l’arte del movimento se non sei tu per primo a proteggere chi hai davanti.
Essere un maestro non è solo una questione tecnica: è una questione etica. Se dovessi riassumere tutto questo in tre parole, sarebbero: efficacia, benessere, resilienza. Il resto… è presenza, ascolto e rispetto.
In un mondo che spesso mette al centro l’estetica, la performance, l’apparenza, tu porti avanti una filosofia molto diversa. Cosa significa per te allenarsi bene?
Allenarsi bene significa stare meglio. Non solo sembrare meglio. Significa conoscersi, ascoltare davvero il proprio corpo, capire quando è il momento di spingere e quando, invece, è giusto fermarsi. Oggi viviamo in una società dove c’è troppa pressione sull’immagine, sul risultato visibile. Ma io, ogni giorno, vedo trasformazioni che vanno ben oltre i muscoli: le noto negli occhi, nel modo in cui una persona cammina, nel respiro più sereno dopo qualche settimana, in quel sorriso che lentamente torna ad affacciarsi sul volto. Allenarsi bene è questo. È costruire un rapporto sano, profondo, rispettoso con sé stessi. È lì che inizia la vera longevità. Allenarsi bene significa anche saper sorridere dei propri risultati, anche di quelli più piccoli. Perché ogni passo conta.
Quando vedi entrare una mamma con i suoi figli, o una persona anziana che ha deciso di rimettersi in moto, cosa pensi? E cosa fai per farla sentire al posto giusto?
Penso sempre a quanto sia delicato il gesto che stanno compiendo. Stanno affidando qualcosa di prezioso: il loro corpo, il loro tempo, a volte persino i loro affetti più cari. E questo, per me, è sacro. Il mio primo pensiero è sempre: «Come posso farli sentire subito protetti, compresi, guidati con rispetto? Come posso aiutarli a scegliere ciò che davvero fa bene a loro, non ciò che funziona per tutti?». Poi viene tutto il resto: ascoltare i loro bisogni, accompagnarli passo dopo passo, evitare che si sentano fuori posto solo perché non si sentono “allenati” o “abbastanza pronti”.

Fabio Sozzani con sua sorella Sabrina
Perché la verità è semplice: non esiste un’età giusta per cominciare. Esiste il desiderio autentico di mettersi in gioco e condividere quella “fatica endorfinica” con altre persone che ti fanno sentire al sicuro. Qui nessuno deve sentirsi sbagliato. Anzi, il bello è proprio questo: far sentire ogni persona esattamente nel posto giusto, anche se è la prima volta che si guarda allo specchio con nuovi occhi. Perché l’obiettivo vero non è allenarsi, ma imparare a volersi bene.
Qual è l’elemento invisibile, quello che non si legge in nessun volantino, ma che secondo te fa la differenza in palestra?
Il clima. Lo spirito che si respira. Le persone. Non è scritto su nessuna parete, ma lo percepisci appena entri: la cura che mettiamo in ogni cosa, in ogni gesto, in ogni dettaglio. La gentilezza autentica del personale. L’attenzione reale verso chi entra, centrata sulla persona e sui suoi bisogni. Ogni collaboratore o collaboratrice, ogni trainer che lavora con me, non è stato scelto/a solo per la competenza, ma anche per la capacità di trasmettere rispetto, empatia e misura. Perché qui non si lavora “sui corpi”: si lavora con le persone. Questa palestra funziona perché ha un’anima. Un’anima fatta di coerenza, professionalità e relazioni vere. Ed è per questo che tante persone arrivano qui grazie al passaparola: perché chi si trova bene, lo racconta. E chi ascolta, sente che può fidarsi. Qui, infatti, si costruisce fiducia. Si crea alleanza. E spesso… si ricostruisce l’autostima.
In che senso?
Molti arrivano da esperienze in cui si sono sentiti esclusi, giudicati, messi a confronto. Qui no. Qui si lavora anche sodo, certo, ma non si misura mai il valore di una persona in base ai risultati. Conta l’impegno, la costanza, la presenza. Allenarsi, in fondo, è un atto d’amore verso sé stessi. E quando intorno hai qualcuno che ti guarda con rispetto, senza pressioni, allora succede qualcosa di bello: ti trasformi. A qualunque età. Perché l’allenamento costruisce identità e fortifica la stima di sé. E quella fatica, quel sudore, non rigenerano solo il corpo, ma anche la mente.
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Se dovessi riassumere tutto questo in una frase che racconti il tuo modo di vedere lo sport e la salute, quale sarebbe?
Lo sport e la salute, per me, sono un equilibrio dinamico. Non si tratta solo di prestazione o di estetica, ma di ascolto profondo del corpo, benessere mentale e costanza nel prendersi cura di sé. In ogni momento della vita. Anche quando si è lontani da una sala pesi o da un tappetino. Perché lo sport è, prima di tutto, disciplina. La vera forza non è andare sempre oltre, ma sapere quando fermarsi. La vera crescita non è superare gli altri,
ma continuare a credere nelle proprie potenzialità. Sempre. Ogni persona che entra qui porta con sé una storia. Io non voglio cambiarla. Voglio solo aiutarla a scrivere i prossimi capitoli più sereni, più sani, più consapevoli.
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