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Geroprotettori e longevità: la scienza che sfida l’invecchiamento

di Elisa Marasca
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Il miglioramento della qualità dell’invecchiamento è diventato un obiettivo prioritario per la comunità scientifica. Grazie ai geroprotettori, molecole in grado di proteggere le cellule dai danni legati all’età, il sogno di una vita più lunga e sana potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo.

 

La GeroScience, una branca emergente della gerontologia, si occupa di prevenire l’insorgenza e la progressione delle malattie croniche associate all’invecchiamento. Questa disciplina si concentra sullo studio e la manipolazione dei meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita negli anni avanzati. Negli ultimi tre decenni, per esempio, numerosi studi preclinici hanno dimostrato che è possibile rallentare l’invecchiamento e prolungare la durata della vita sana in vari organismi, come lieviti, mosche, roditori e scimmie.

Uno degli strumenti più promettenti emersi in questo campo sono i geroprotettori, molecole che rallentano i processi di invecchiamento e prevengono l’insorgenza di malattie legate all’età. Questi composti, che possono includere farmaci, integratori e composti naturali, agiscono su vari meccanismi biologici, come la protezione del DNA e la riduzione dello stress ossidativo, promuovendo una vita più lunga e sana. Nei database di ricerca sui geroprotettori, sono state identificate centinaia di molecole che, in studi condotti su ratti, scimmie e esseri umani, hanno dimostrato di possedere effetti protettivi contro l’invecchiamento e le malattie correlate, intervenendo su uno o più dei principali meccanismi del processo di invecchiamento biologico.

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Photo: Pixabay / Michal Jarmoluk

Farmaci con varie funzioni

Tra queste molecole, gli inibitori del riassorbimento di glucosio e sodio a livello renale, noti come SGLT-2 Inhibitors, occupano un posto di rilievo. Questi farmaci, originariamente sviluppati per il trattamento del diabete, hanno dimostrato di avere effetti benefici non solo sulla qualità e la durata della vita, ma anche nel rallentare i processi di invecchiamento. Gli effetti riscontrati includono il miglioramento della funzione mitocondriale, il ripristino della flessibilità metabolica, l’attivazione dell’autofagia e della mitofagia, la riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione cronica, e la diminuzione delle cellule senescenti attraverso un’azione senolitica.

Attualmente, sono in corso vari studi clinici per approfondire l’utilizzo di queste molecole, insieme a nuovi farmaci e integratori, e sulla possibilità di combinarli per promuovere un invecchiamento sano e attivo. La prospettiva di una pillola di longevità potrebbe diventare realtà prima di quanto si pensi. In definitiva, l’obiettivo principale rimane il miglioramento della funzione mitocondriale, fondamentale per aiutare le cellule a crescere e riprodursi, aprendo così nuove strade nella ricerca sulla longevità umana. Non dimentichiamo però che anche l’esercizio fisico regolare, il fitness cardiorespiratorio, la restrizione calorica e le varie forme di digiuno breve hanno dimostrato di poter prolungare la vita, ottimizzando le vie metaboliche che sostengono la longevità e favoriscono un invecchiamento attivo.

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Elisa Marasca

Photo cover: Freepik

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