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Gli italiani e la longevità: il desiderio di vivere meglio, la fatica di cambiare

di Annarita Cacciamani

Per nove italiani su dieci prendersi cura della propria salute (prima che insorgano problemi) è fondamentale, ma solo uno su cinque fa controlli con regolarità. A dirlo è un sondaggio di Cerba HealthCare Italia.

C’è una buona notizia che emerge con chiarezza quando si parla di longevità in Italia: l’idea di vivere più a lungo non basta più. Sempre più persone associano il concetto di longevità alla qualità della vita, alla salute, alla possibilità di restare attivi e autonomi nel tempo. È un cambio di prospettiva profondo, che segna una maturazione culturale importante.

Lo conferma il sondaggio “Longevità e Salute Attiva in Italia”, realizzato da Cerba HealthCare Italia su un campione rappresentativo di mille cittadini adulti. Per oltre la metà degli intervistati, longevità significa innanzitutto vivere bene e in salute. Solo una minoranza continua a leggerla come semplice estensione degli anni di vita. È un dato che racconta un Paese più consapevole, allineato a una visione moderna dell’invecchiamento.

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Dal sondaggio “Longevità e Salute Attiva in Italia”, realizzato da Cerba HealthCare Italia

Prevenzione: tutti la vogliono, pochi la praticano davvero

La prevenzione è uno di quei concetti su cui sembra esserci accordo unanime. Nove italiani su dieci dichiarano che prendersi cura della propria salute prima che compaiano problemi è fondamentale. Ma basta spostare lo sguardo dai principi ai comportamenti per cogliere una distanza evidente.

Solo poco più di una persona su cinque fa controlli di prevenzione con regolarità. La maggioranza li rimanda, li affronta solo in presenza di sintomi o li vive come un’eccezione. La prevenzione, insomma, è riconosciuta come importante, ma fatica a diventare un’abitudine stabile.

È una contraddizione che racconta molto del nostro rapporto con la salute: sappiamo cosa dovremmo fare, ma non sempre troviamo il tempo, la motivazione o gli strumenti per farlo davvero.

Quando la prevenzione arriva tardi

Il fattore età incide in modo decisivo. Tra i più giovani, gli under 35, la prevenzione regolare è quasi assente. Con il passare degli anni, l’attenzione cresce e diventa più sistematica, fino a coinvolgere la maggioranza degli over 65.

Il messaggio implicito è chiaro: ci si occupa della propria salute soprattutto quando il rischio diventa percepibile. Eppure, molte delle condizioni che compromettono la qualità della vita in età avanzata iniziano a svilupparsi molto prima. Rimandare significa spesso perdere un’occasione preziosa.

Stili di vita: buone intenzioni, applicazione parziale

Alla domanda su quanto ciascuno segua uno stile di vita orientato alla longevità — tra alimentazione, attività fisica, sonno e controlli — le risposte raccontano un’adesione più teorica che pratica. La maggioranza si colloca in una zona di mezzo: “abbastanza”. Solo una piccola parte si riconosce pienamente in uno stile di vita davvero coerente con la longevità.

Il dato più netto riguarda ancora una volta i giovani adulti. Per loro, la longevità resta un tema lontano, quasi astratto. Al contrario, con l’avanzare dell’età cresce la consapevolezza e aumenta anche l’impegno. Ma la sensazione è che il cambiamento arrivi quando non è più una scelta, bensì una necessità.

Cosa significa, oggi, vivere a lungo e in salute

Quando si chiede agli italiani cosa conti davvero per vivere più a lungo, le risposte convergono su alcuni elementi chiave: muoversi con regolarità, mangiare in modo equilibrato, ridurre lo stress. I controlli medici e la prevenzione clinica arrivano subito dopo.

È una visione coerente con ciò che la scienza conferma da tempo: lo stile di vita quotidiano è uno dei principali determinanti della longevità. Ma il rischio è che la prevenzione strutturata venga percepita come qualcosa di accessorio, anziché come una parte integrante del percorso di salute.

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Dal sondaggio “Longevità e Salute Attiva in Italia”, realizzato da Cerba HealthCare Italia

Responsabilità personale e vuoti di sistema

La maggioranza degli italiani ritiene che la prevenzione sia soprattutto una responsabilità individuale. Allo stesso tempo, però, oltre la metà non sa indicare chi dovrebbe fare di più per promuovere la salute nel Paese.

I medici vengono riconosciuti come il punto di riferimento principale, mentre istituzioni, scuola e politiche pubbliche appaiono meno centrali nell’immaginario collettivo. Il risultato è una sorta di solitudine decisionale: le persone si sentono responsabili, ma spesso non accompagnate.

Una salute ancora legata alla cura

Quando si parla di priorità per vivere più a lungo e meglio, la richiesta più forte riguarda l’accesso ai servizi sanitari. È il segnale di una visione ancora molto orientata alla cura della malattia, più che alla sua prevenzione.

In un Paese che invecchia rapidamente, questo approccio mostra i suoi limiti. La sostenibilità del sistema sanitario passa sempre di più dalla capacità di anticipare i problemi, non solo di trattarli.

Informarsi sulla salute, tra fiducia e digitale

Il medico di base resta la fonte più autorevole di informazioni, ma Internet e social media, considerati insieme, rappresentano ormai il canale più utilizzato. Un cambiamento profondo, che rende centrale il tema della qualità e dell’affidabilità delle informazioni.

È in questo spazio che si collocano nuovi modelli di prevenzione, basati su dati scientifici, biomarcatori e competenze integrate.

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Photo: Pixabay / Surprising media

Il passaggio a una medicina proattiva

La longevità, oggi, non è più solo una questione biologica. È una sfida culturale e organizzativa. Significa passare da una medicina che interviene quando il problema è già evidente a una medicina che accompagna le persone nel tempo.

«Oggi la sfida è tenere insieme accessibilità e rigore», si legge in una nota stampa. «Siamo entrati nell’era dell’AI: la utilizziamo a servizio di medici e biologi, per leggere meglio la complessità dei dati e rendere più chiari i percorsi di prevenzione. È un passo avanti decisivo per una medicina che chiamiamo proattiva».

Il sondaggio racconta un’Italia pronta sul piano culturale, ma ancora in transizione sul piano dei comportamenti. La consapevolezza c’è. Trasformarla in azione quotidiana è il prossimo, vero passo verso una longevità più lunga e, soprattutto, migliore.

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Photo cover: Magnific / Freepik

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