Home » Trovare l’armonia tra successo e benessere è possibile

Trovare l’armonia tra successo e benessere è possibile

di Sara Tamburini
cover-scarpellino

Marco Scarpellino, dalla fondazione di Redlab all’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita privata, racconta il suo percorso e l’importanza di pratiche personali e flessibilità per costruire una vita appagante e sostenibile.

Marco Scarpellino dopo essere diventato ingegnere – anche se poi, come dice ironicamente, «ho smesso» –  ha preso una direzione diversa. La svolta è avvenuta quando ha iniziato a guidare un team nella sua precedente azienda, dove ha avuto l’opportunità di interagire con numerose imprese e persone di diverse culture e provenienze. Questa esperienza ha acceso in lui una passione che si è poi concretizzata nella fondazione della società di consulenza Redlab, insieme all’amico e socio Vittorio Lanzillo. Scarpellino oggi si occupa attivamente di temi legati al management, alla flessibilità aziendale e all’importanza dell’equilibrio tra lavoro e vita privata (è ormai appurato che questi elementi favoriscano un’esistenza lunga e serena), esplorando spesso nuove idee e metodi per modernizzare le organizzazioni​.

Quali sono stati i progetti più significativi o rappresentativi che ha intrapreso e che ritiene abbiano avuto il maggiore impatto sul suo percorso?

Tra le varie esperienze che hanno segnato significativamente il mio percorso professionale e personale, ne posso citare tre che ritengo particolarmente formative.

La prima riguarda la vendita di un impianto a una grande azienda, un progetto che mi ha introdotto a un modo di pensare più flessibile e adattativo. Prima di questa esperienza, ero abituato a pianificare rigidamente ogni fase del lavoro, ma lavorando su quel progetto ho imparato a impostare obiettivi chiari e a modificare il percorso in base agli eventi, valutando costantemente se l’obiettivo iniziale rimaneva valido. Questo approccio si è rivelato prezioso e mi ha preparato per sfide future. Una di queste è stata la fondazione di Redlab, che ho avviato insieme a un socio. Poco dopo il lancio, ci siamo trovati nel mezzo del primo lockdown, un evento che ha sconvolto i nostri piani originali e ci ha costretti a rivedere completamente il nostro modo di operare. Ancora una volta, l’adattabilità è diventata la nostra bussola, permettendoci di navigare attraverso l’incertezza e di imparare a gestire gli obiettivi con una nuova flessibilità, evitando strutture eccessive e rigide.

Infine, il terzo ambito di apprendimento è forse il più personale: il tentativo di essere un buon padre per i miei figli. Qui, l’adattabilità si manifesta in modo esponenziale. Ogni giorno presenta sfide nuove che rendono la pianificazione quasi superflua. Come dice una canzone di Ligabue, «Sarà difficile diventare grande prima che lo diventi anche tu». Questo verso cattura perfettamente la dinamica di crescere insieme ai propri figli, cercando di apprendere passo dopo passo, spesso rimanendo indietro rispetto alle loro rapide trasformazioni. E proprio quando pensi di aver imparato qualcosa dal primo figlio, arriva il secondo a dimostrarti che non è per niente più semplice, anzi! Fortunatamente, in questo viaggio non sono solo. Ho il sostegno di una socia eccezionale, la cui abilità e intuito arricchiscono non solo il nostro ambiente lavorativo ma anche la mia crescita personale. Questo impegno nel ruolo di padre mi ha dato molti spunti di riflessione e ha affinato la mia capacità di interpretare situazioni e persone con una nuova prospettiva.

interna_ProfilePicHR

Marco Scarpellino

Quali pratiche personali (come la meditazione, la lettura, ecc.) adotta per mantenere il suo benessere mentale e fisico, e come riesce a ritagliarsi spazi dedicati solo a se stesso nell’arco della giornata?

Ho sviluppato un approccio che integra vari aspetti della mia vita in maniera fluida e continua. Non sono particolarmente incline a staccare completamente, né tendo ad attendere con ansia le vacanze per ricaricarmi. Nonostante il poco tempo che riesco a ritagliarmi, data la vita impegnata e il mio amore per gli spazi sociali, trovo modi per inserire momenti di ricarica personale durante la giornata. Per esempio, integro l’attività fisica, come giocare a padel, tennis o fare jogging, nella mia routine quotidiana. Questi momenti non sono fissi in agenda ma sono costanti, e mi permettono di riconnettermi e mantenere il benessere fisico. Anche dedicare tempo alla famiglia è cruciale per me; accompagnare i miei figli nelle loro attività è un modo per stare con loro pur rimanendo attivo. La chiave per me è la flessibilità e la costanza, piuttosto che la rigidità di un programma fissato, permettendomi di vivere una vita equilibrata tra lavoro, famiglia, amici e tempo personale.

C’è stato un momento in cui ha compreso l’importanza di questo equilibrio e come implementarlo efficacemente nella sua vita?

Non credo esista un “punto di arrivo” quando si parla di equilibrio. Piuttosto, è come fare il giocoliere, dove è necessario continuare a gestire attivamente tutti gli aspetti della vita. Personalmente, rivedo costantemente le priorità tra le diverse dimensioni della mia vita — lavoro, famiglia, tempo personale, sport — e decido come allocare il mio tempo basandomi su ciò che in quel momento ritengo più importante. Anche se il lavoro attualmente occupa una grande parte della mia energia per lo sviluppo di Redlab, cerco di garantire che ci sia sempre spazio sufficiente per la famiglia e per l’attività fisica, anche se è una sfida. L’equilibrio è una condizione dinamica, sempre in evoluzione, che richiede un continuo adattamento. Un esempio pratico è la gestione del tempo dedicato ai progetti lavorativi: se sapessi di dover tralasciare un progetto importante per dedicarmi ad altro, questo mi causerebbe stress. Invece di rilassarmi, mi troverei costantemente preoccupato per il lavoro non fatto, portandomi vicino al burnout. Per questo motivo, integro e bilancio continuamente le varie attività per evitare che una sovrasti le altre, cercando di vivere una vita equilibrata che mi permetta di essere efficace in ogni campo senza esaurirmi.

Riflettendo sulle sfide più ardue che ha dovuto affrontare, quale lezione preziosa ha appreso nel superarle?

Ho imparato una lezione fondamentale: la necessità di abbandonare un approccio deterministico alla vita e al lavoro. Da ingegnere, ero abituato a pensare che ogni azione avesse una conseguenza prevedibile. Tuttavia, ho scoperto che le cose non funzionano sempre così, il che mi ha spinto a cambiare completamente il mio modo di affrontare i problemi. Ora, pur mantenendo la capacità di analizzare dettagliatamente una situazione, gestisco le sfide con un approccio più dinamico e flessibile, mantenendo sempre l’obiettivo finale ben presente. 

Se avesse l’opportunità di tornare indietro nel tempo e parlare con se stesso all’inizio del percorso, quali consigli si darebbe?

Sicuramente trascorrerei molto più tempo a riflettere su cosa dire. In generale, sono abbastanza soddisfatto delle direzioni che ho preso, ma ci sono certamente alcuni consigli che avrei trovato utili. Primo, nonostante la mia naturale curiosità, ci sono stati periodi, talvolta anche lunghi, in cui mi sono ritrovato in una sorta di stasi, smettendo di pormi domande e di cercare risposte attive. Questi sono stati momenti di scarsa crescita e di limitata soddisfazione personale. Quindi, mi direi di non permettere che ciò accada, di mantenere sempre viva la curiosità e di continuare a cercare risposte lungo tutto il corso della vita. In secondo luogo, consiglierei di non accontentarmi mai. La ricerca della stabilità a volte mi ha allontanato da chi sono veramente e da chi desidero essere, specialmente sul piano professionale. Suggerirei a me stesso di restare vigile nei momenti in cui il desiderio di cambiare e crescere viene sopraffatto dalla comodità di una zona di comfort, e di non ritardare il cambiamento per questo motivo.

Riproduzione riservata

 

Sara Tamburini

Photo cover:  Canva / Studioroman

Ti potrebbe piacere

Lascia un commento