Siamo abituati a pensare alla longevità come alla lunghezza della vita di una persona. E se stessimo sbagliando?
Più una persona vive, più sarà ai nostri occhi longeva, contando proprio il numero di giorni, le settimane, i mesi e gli anni che essa ha passato sul pianeta, prima di morire. E se la longevità non si misurasse in giorni di vita quanto piuttosto nella misura in cui si vive, assaporando ogni emozione (ricordando che non ne esistono di positive o di negative, tutte nascono e si sviluppano per salvarci la vita)?
Gustando relazioni, conoscendo e conoscendosi, seguendo il proprio percorso dell’anima (inteso come coltivare le proprie passioni, far fruttare le proprie competenze) assecondando il proprio sentire? Che succederebbe?
«Meglio aggiungere vita ai giorni che non giorni alla vita…», diceva Rita Levi Montalcini. Sembra quasi paradossale ma la natura, in ogni sua emanazione (animale, vegetale, elementale), è una grande maestra di longevità se la vediamo da questo punto di vista.
Qualche spunto di riflessione
Avete mai visto un fiore scegliere di non sbocciare perché “rischierebbe” di morire prima qualora lo facesse? Un fiore che sceglie di non manifestarsi nella sua meravigliosa essenza per non “accorciare la sua vita”? Oppure avete mai visto un animale mostrarsi “diverso da chi sente di essere” per timore di non essere accettato, accolto o compreso?
Il punto potrebbe proprio essere quanto spesso un umano sceglie di non esporsi per timore di essere emarginato dalla sua famiglia, dal suo ecosistema di relazioni. È più importante per lui intessere relazioni significative basate sulla profonda e autentica sincerità (intesa come reale manifestazione di sé) o sentirsi parte di un gruppo?
Avete mai visto una farfalla prolungare la sua metamorfosi e intrattenersi nel bozzolo più a lungo prima di poter spiccare il volo per allungare la sua vita? Esistono specie di farfalle che vivono solo per un giorno una volta avvenuta la metamorfosi. Un giorno per i parametri umani non è sinonimo di longevità. Ma quanta vita c’è in quel giorno? Quella farfalla che non sa che ha davanti a sé solo ventiquattro ore prima di morire e si cura di vivere per il tempo che ha a disposizione.

Photo: Canva / 89Stocker
Imparare dagli alberi
Esistono in natura meravigliosi alberi secolari, che sono l’emblema della longevità per l’occhio e l’unità di misura umani. Lo stimolo di riflessione è: quegli alberi misurano realmente la loro vita in giorni, settimane, mesi o anni? Quale è il segreto della loro vita così lunga? Loro non si curano del tempo cronologico che hanno a disposizione. Il punto probabilmente è proprio questo: cambiare prospettiva. Farsi natura e scegliere di accedere alla propria natura interiore, e non temere di manifestarla.
Attenzione, quando si parla di “manifestazione della propria natura” non dobbiamo pensare che questa è imprescindibile dal fatto che non deve danneggiare l’altro (umano, non umano, vegetale) poiché per definizione tutto ciò che è natura è “ecologico”. In un ecosistema tutto è meravigliosamente armonico, ma questo non significa che non esistono scontri e confronti. A mio parere non sono visti però come “distruzione dell’altro”, quanto piuttosto come bisogno primario e ancestrale di ogni essere umano di “essere visto per ciò che egli realmente è”.
Come è possibile vivere una vita longeva secondo natura?
Ecco quindi che la natura ci insegna che longevità significa lasciare andare il pensiero tipicamente umano di sopravvivere per abbracciare l’idea di vivere, nonostante le fatiche (che ci sono e non vanno negate) e le difficoltà che per nostra natura incontreremo sulla nostra via e potranno diventare una barriera difficile da superare o un trampolino pronto a darci lo slancio per emergere, saltare, superare.
Perditi nella contemplazione. Che tu viva in città o in un contesto verde puoi ritrovare la natura tutti i giorni. Ho visto fiori sbocciare in mezzo a marciapiedi e colate di cemento. Certo che non è il posto ottimale ma la pulsione alla vita e alla longevità è insita in ogni essere vivente. Abbandonati quindi all’osservazione della Natura e prova a “perderti nel messaggio” di cui essa si fa portatrice nel momento in cui si manifesta.
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Photo cover: Pixabay / Daniel Nebreda
