Le aziende, per promuovere il dialogo con i collaboratori e per strutturare strategie di wellbeing, hanno bisogno di strumenti oggettivi e di cooperazione tra le varie generazioni. Lo sostengono i fondatori di Osservatorio BenEssere Felicità.
L’Osservatorio BenEssere Felicità è un progetto portato avanti da Elga Corricelli, Sandro Formica e Elisabetta Dallavalle, professionisti del benessere organizzativo. Si propone, attraverso indagini di tipo scientifico, di capire quali sono i bisogni profondi dei lavoratori e come si può intervenire per migliorare il benessere in un’azienda. Longevity Journal li ha incontrati e ha raccolto i loro consigli in questo articolo.

In breve, in cosa consiste il progetto dell’Osservatorio BenEssere Felicità?
Dallavalle: «L’osservatorio nasce 4 anni fa da 3 professionisti del benessere organizzativo, impegnati da tempo nel portare nelle aziende di qualsiasi dimensione benessere e felicità per creare organizzazioni positive. Abbiamo quindi deciso che fosse il momento per creare un’associazione senza fini di lucro, l’Associazione Ricerca Felicità, che desse vita ad uno strumento di misurazione oggettiva, poiché per trovare soluzioni è necessario ascoltare i bisogni profondi delle persone al lavoro. Ecco che nasce, in piena pandemia, l’Osservatorio. L’Osservatorio BenEssere Felicità della popolazione attiva è infatti uno strumento di misurazione oggettiva delle dimensioni di Felicità e Benessere, pensato per le persone che nel nostro Paese, l’Italia, lavorano. Ha contenuti scientifici di indagine, rappresenta un campione ponderato del tessuto italiano basato su almeno 1000 interviste e raccoglie risposte ad una batteria di domande sul tema. Sono rispettati i criteri di presenza delle 4 generazioni al lavoro (Baby boomers, Generazione X, Millennials e Generazione Z) e il campione rappresenta le 4 aree geografiche Nielsen. Ogni anno esce un’edizione e ciò ci permette di monitorare segnali deboli ed evoluzioni. Siamo certi che le aziende, per promuovere il dialogo con i collaboratori e per strutturare strategie di wellbeing, abbiano bisogno di strumenti oggettivi sia al loro interno sia come sentiment più ampio di trend».

Elisabetta Dallavalle
Quali sono le caratteristiche della generazione Boomer?
Formica: «I boomer nelle organizzazioni sono le persone più mature da un punto di vista anagrafico, ossia i professionisti che hanno già molta esperienza e che vedono il traguardo per la loro vita di un’evoluzione del loro coinvolgimento nell’ambito del lavoro. Spesso sono all’interno delle aziende da tempo e si trovano forse per la prima volta a vivere un cambiamento epocale dove la collaborazione e la co-creazione di progetti e soluzioni con professionisti della generazione Z è una chiave essenziale per l’innovazione e la produttività. Dall’Osservatorio emergono come le persone più felici nelle organizzazioni e che hanno riconoscimenti adeguati, seppure anche in questo caso in buona percentuale, del 22%, stanno pensando di poter cambiare a breve il loro lavoro per rispondere a bisogni di ascolto, espressione autentica del loro valore, e libertà di dare un contributo di valore».

Sandro Formica
Il passaggio dal lavoro alla pensione è sempre molto delicato. Secondo voi, quali azioni possono aiutare a gestirlo al meglio in modo da avere pensionati felici?
Corricelli: «Il nostro osservatorio non indaga questa dimensione e quindi la mia è una mia opinione personale, che nasce dopo aver seguito collaboratori e leader che vivono questa fase del ciclo di vita. Senza dubbio il momento del ritiro dal lavoro è una fase evolutiva che vede centrale la consapevolezza dei singoli. Più si ha un purpose personale da perseguire, più è chiaro il contributo non solo produttivo che vogliamo portare in questa esistenza, migliore sarà la trasformazione. Comprendere che l’esperienza di lavoratori maturi può essere essenziale per i lavoratori più giovani se il più adulto si pone come mentore, come ispirazione, non come imposizione o docente, è una leva di significato che nutre moltissimo chi sta per uscire dal sistema lavoro e chi nel sistema lavoro è entrato da poco. Lavorare sull’integrazione di valore è la strada per non perdere il prezioso percorso di ogni essere umano. Continuare a coltivare relazioni autentiche è un altro aspetto da alimentare. Inoltre, oggi ci sono moltissime forme di collaborazione e innovazione tra competenze differenti e promuovere un nuovo modo di vedere la collaborazione anche nel sociale è di sicuro stimolo. Il contesto sociale esteso per primo poi dovrebbe accogliere le proposte di confronto e scambio delle persone in “pensione” (per usare un termine obsoleto), poiché le relazioni sono una leva di benessere e felicità a ogni età».

Elga Corricelli
Quale contributo possono dare le vostre ricerche nell’individuare azioni utili a migliorare la felicità e il benessere tra la popolazione over65 del nostro Paese?
Corricelli: «L’Osservatorio studia uno specifico aspetto, che guarda appunto alle persone al lavoro, ma noi 3 come professionisti e tutto il nostro hub di professionisti si occupa di benessere e felicità per le persone. La prima scintilla di benessere si accende con una scelta dell’individuo e poi crea un ecosistema di positività, ma sono sempre gli esseri umani, con la loro consapevolezza e con i loro valori, che scelgono e promuovono il benessere. I numerosi studi scientifici internazionali ci raccontano cosa alimenta benessere anche negli Over65 e gli ingredienti base sono partire da noi come esseri umani, occupandoci di corpo, mente e spirito e orchestrando questi elementi come una bellissima sintonia. Allenare la gratitudine, i pensieri positivi, la speranza e l’ottimismo. Alimentare relazioni autentiche di valore dove il giudizio viene escluso per dare spazio alla meraviglia dell’unicità del singolo con tutta la propria umana fragilità. Sentire ed esprimere emozioni. Vivere e imparare dalla natura. Agire nel rispetto dei propri valori e perseguire un purpose di vita. Offrire ogni giorno il proprio contributo alla comunità più ampia che ci circonda».
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Photo Cover: Studio India / Yogendra Singh
