Secondo il trainer e formatore, la longevità non riguarda soltanto il corpo, ma anche l’equilibrio psicologico ed emotivo: corpo, mente ed emozioni sono strettamente collegati.
Trainer, formatore e divulgatore con all’attivo anche collaborazioni con il mondo universitario, Paolo Evangelista si interessa da tempo di longevità. Attraverso la sua esperienza, promuove un approccio integrato al benessere che unisce la preparazione fisica alla cura delle relazioni e della crescita personale.
Cosa significa per lei longevità?
Vivere il più a lungo possibile, ma soprattutto vivere bene, in maniera attiva e consapevole. La cosa che mi spaventa di più non è tanto la fine della vita, quanto il vivere male. Credo che il vero obiettivo sia mantenere una buona qualità della vita e una performance fisica e mentale elevata il più a lungo possibile. C’è un’immagine che utilizzo spesso per spiegare questo concetto: quella della curva della performance. Con l’età è inevitabile che a un certo punto ci sia un calo, ma il tema è riuscire a mantenere quella curva alta il più a lungo possibile e magari avere una discesa rapida solo nella fase finale della vita.

Photo: Andrea Gattino
La longevità non riguarda soltanto il corpo, ma anche l’equilibrio psicologico ed emotivo. Corpo, mente ed emozioni sono strettamente collegati. Se una persona sta male mentalmente, inevitabilmente il fisico ne risente; allo stesso modo, quando il corpo sta male, mantenere un equilibrio emotivo diventa molto difficile. Il vero problema è che spesso le persone iniziano a prendersi cura di sé solo quando compare un problema. Io invece penso che la cultura della longevità debba nascere molto prima, in modo preventivo. Mi piace ricordare anche una frase di Alex Zanardi, che parlava dell’importanza di “avere la macchina a posto”, riferendosi al corpo umano. Prepararsi fisicamente e mentalmente prima che arrivino le difficoltà può davvero fare la differenza.
Come e quando nasce il suo interesse per la longevità?
Il mio interesse per la longevità nasce inizialmente dalla parte fisica e sportiva, ma nel tempo si è trasformato in qualcosa di molto più ampio. Ricordo perfettamente un momento particolare durante una lezione collettiva: osservando le persone che si allenavano insieme, mi sono reso conto che non stava accadendo soltanto qualcosa di fisico. C’era una componente emotiva fortissima, una sorta di energia condivisa. In quel momento ho capito che il movimento poteva incidere profondamente anche sul benessere psicologico. Da lì ho iniziato ad approfondire il rapporto tra emozioni, performance e qualità della vita, collaborando sempre di più con professionisti della psicologia dello sport.
Faccio anche una distinzione importante tra performance e movimento. La ricerca esasperata della massima prestazione può anche usurare il corpo; il movimento costante, sostenibile e intelligente invece rappresenta la vera chiave per vivere bene e a lungo. Per questo credo profondamente nell’idea di mantenersi psicofisicamente attivi: bisogna allenare il corpo, ma anche la mente, le relazioni e la sfera emotiva, perché tutto è collegato.

Paolo Evangelista alla 13° edizione di “Amici di Maria”
Quali sono le buone abitudini che ognuno di noi può adottare per vivere bene e a lungo?
Secondo me la longevità si fonda su tre aspetti fondamentali: il movimento, l’alimentazione e l’allenamento mentale ed emotivo. Il movimento deve diventare parte della quotidianità, ma in maniera sostenibile e piacevole. Non bisogna vivere l’attività fisica come una punizione o una sofferenza. Una cosa che consiglio spesso è fermarsi un momento dopo un allenamento, magari dopo la doccia, e ascoltare davvero le sensazioni del proprio corpo. In quel momento entrano in gioco le endorfine e ci si sente bene. Se si riesce ad associare quella sensazione positiva allo sforzo fatto, allora l’allenamento mixtape qualcosa che si desidera fare, non un obbligo.
Dal punto di vista alimentare credo sia fondamentale mangiare in modo equilibrato e consapevole, senza estremismi. Poi c’è un aspetto che secondo me viene spesso sottovalutato: allenare la mente. Io consiglio sempre di leggere, approfondire, coltivare curiosità e pensiero critico. Mi piace parlare del “divertimento del pensare”, cioè della capacità di mantenere viva la mente, coltivare curiosità e continuare a stimolarsi. L’essere umano è un animale sociale: se curiamo soltanto il fisico e trascuriamo mente e relazioni, manca sempre un pezzo fondamentale del benessere. Quando una persona riesce a trovare tempo per allenarsi, mangiare bene, coltivare relazioni e interessi culturali, significa che sta riuscendo a gestire bene la propria vita.
Lei si occupa anche di formazione. Quanto conta la guida di un trainer per un micro-esercizio fisico mirato?
Secondo me la figura del trainer è fondamentale, non soltanto dal punto di vista tecnico ma anche da quello motivazionale e relazionale. Molte persone si iscrivono in palestra e poi si sentono spaesate, abbandonate o semplicemente non sanno bene come muoversi. Questo spesso porta ad abbandonare l’attività. Per questo credo che soprattutto nei primi mesi sia importantissimo far sentire la persona accompagnata.

Paolo Evangelista a RiminiWellness per Freddy – presentazione del programma Dansyng (Dance-Sing)
Ogni persona ha esigenze diverse. Non si può proporre lo stesso programma a tutti. Se una persona ha quindici minuti di pausa pranzo, è inutile proporle uno stile di vita incompatibile con la sua realtà. Il personal trainer riesce a unire la parte tecnica e quella relazionale, ed è per questo che quando lavora bene crea un rapporto molto forte con le persone. Allo stesso tempo, però, credo sia importante rendere il movimento accessibile a tutti, anche a chi non può permettersi un personal trainer continuativo. Per me è fondamentale che i centri fitness offrano comunque supporto umano e guida. Negli ultimi anni il settore è cambiato molto. Sono cresciute le palestre low cost, spesso molto belle dal punto di vista delle strutture, ma con meno presenza umana. Io invece credo molto nel valore delle persone e penso che un centro sportivo debba essere prima di tutto un luogo di diffusione del benessere.
È molto attivo come divulgatore. Secondo lei, quanto sono diffusi tra la popolazione gli stili di vita sani?
Secondo me gli stili di vita sani stanno lentamente diventando più diffusi, ma c’è ancora tantissimo lavoro culturale da fare. Credo che servirebbe una spinta molto più forte nella divulgazione. Se ci fosse la stessa attenzione mediatica che viene dedicata ai programmi di cucina anche verso l’alimentazione sana e il benessere, avremmo già fatto gran parte del lavoro. Per me il vero equilibrio è riuscire a conciliare allenamento, cultura, lavoro, relazioni sociali, alimentazione e benessere mentale.
Credo che i centri sportivi debbano essere considerati veri luoghi di prevenzione e salute. Oggi vedo molti più giovani avvicinarsi alla palestra rispetto al passato. Magari all’inizio lo fanno per l’estetica o per i social, ma comunque è un primo passo positivo. E poi c’è un aspetto che considero fondamentale e che spesso viene sottovalutato: la socialità. La palestra non è soltanto allenamento. È anche relazione, confronto, dialogo e condivisione, tutti elementi importantissimi per il benessere complessivo della persona.
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[blockquote align=”none” author=”Annarita Cacciamani”]
Nella cover, Paolo Evangelista al ForumClub Congress nell’ambito di XLeisure 2026
