Investire nella salute mentale e creare ambienti di lavoro (e vita) favorevoli non è solo una questione di benessere immediato, ma è anche un imperativo per la longevità.
Riconoscere e promuovere il legame tra salute mentale e fisica può portare a una vita più lunga e sana per tutti. E proprio la Giornata Mondiale della Salute Mentale il 10 ottobre riporta l’attenzione su questo aspetto fondamentale della nostra vita e sul suo il legame con la longevità.
Il ruolo del benessere mentale
Un recente studio condotto dalla Yong Loo Lin School of Medicine e dalla National University of Singapore (NUS) ha monitorato per 20 anni 1.000 cittadini cinesi residenti a Singapore, di età compresa tra 85 e 99 anni. I partecipanti sono stati classificati in diverse categorie in base alla loro salute e soddisfazione nella vita. I risultati mostrano che il gruppo “in forma e positivi” ha registrato la maggiore probabilità di sopravvivenza, mentre i “fragili e depressi” hanno avuto il tasso di mortalità più elevato.
Lo studio ha evidenziato che i cittadini che rientravano nella categoria “fragili ma resilienti” hanno vissuto più a lungo nonostante punteggi bassi in indicatori oggettivi come le malattie croniche. La ricerca suggerisce che la felicità e l’impegno sociale possono avere un impatto significativo sulla longevità. Koh Woon Puay, scienziato senior presso la facoltà di Medicina della NUS, ha sottolineato che un atteggiamento positivo è correlato a una minore infiammazione e a un miglioramento dell’immunità, fattori che contribuiscono a una vita più lunga. I risultati dello studio sono stati pubblicati nell‘International Journal of Experimental, Clinical, Behavioral and Technological Gerontology.
Il benessere mentale, quindi, non è solo una questione di qualità di vita, ma rappresenta un fondamentale fattore di longevità. Questo è particolarmente rilevante nei luoghi di lavoro, dove un ambiente positivo e di supporto può migliorare la salute mentale dei dipendenti e, di conseguenza, la loro vita.

Photo: Corelens / Naïri
Salute mentale e aspettativa di vita
Una recente meta-analisi ha rivelato inoltre che le persone con disturbi mentali tendono a vivere meno rispetto a chi non ha tali problemi. Il disturbo bipolare, per esempio, riduce l’aspettativa di vita media di circa cinque anni. Tra i fattori che contribuiscono a questa riduzione ci sono tassi elevati di suicidio e un maggiore uso di tabacco. L’invecchiamento biologico accelerato è un’altra causa che spiega le differenze nell’aspettativa di vita, indipendentemente dall’età cronologica. Pertanto, una persona può apparire più giovane cronologicamente ma essere biologicamente più anziana.
Per approfondire la comprensione dell’invecchiamento biologico nelle persone con disturbi mentali, con i dati dell’UK Biobank (il database di ricerca sanitaria più importante al mondo), è stato sviluppato un orologio molecolare dell’invecchiamento. Questo approccio utilizza tecniche di apprendimento automatico per identificare relazioni tra dati biologici ed età. Questo strumento, basato su 168 marcatori nel sangue, ha rivelato che le persone con disturbi dell’umore o d’ansia risultano biologicamente più vecchie rispetto alla loro età cronologica. Il supporto sociale resta comunque fondamentale per il benessere mentale e, di conseguenza, per la longevità. Le relazioni significative possono aiutare a costruire resilienza e a mitigare gli effetti negativi dello stress. La salute mentale è un elemento chiave per vivere non solo più a lungo, ma anche meglio.
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