Comunicazione, ironia e apprendimento attivo: la formazione può diventare uno strumento di benessere cognitivo e longevità mentale. Parola di una training specialist e performer.
In un’epoca in cui la longevità non si misura solo in anni ma in qualità della vita, la formazione continua diventa una delle palestre più potenti per la mente. Imparare, mettersi in gioco, raccontarsi e – perché no – ridere di sé stessi sono strumenti concreti per mantenere attive le funzioni cognitive, allenare l’intelligenza emotiva e ridurre lo stress. È su questo confine tra apprendimento e benessere che si muove Elisa Pagin: laureata in giurisprudenza, ex professionista delle risorse umane, speaker radiofonica e performer comica, oggi training specialist e coach. Il suo approccio parte da un principio tanto semplice quanto scientificamente fondato: «Senza divertimento non c’è apprendimento».
In cosa consiste il suo lavoro?
Con me non ci si annoia! Porto in aula l’energia del palco e faccio mio il compito di interessare e stimolare chi mi ascolta, sia per i contenuti proposti che per le modalità scelte: poche slide, molta interazione e partecipazione. La formazione diventa così un modo per scoprire capacità personali, per sperimentarsi e per aprirsi a nuove consapevolezze: i vantaggi sono immediati per la persona stessa, prima ancora che per il ruolo che ricopre lavorativamente. Da parte mia, mettere a disposizione esperienze sia in ambito aziendale che artistico (teatrale, comico e radiofonico), fa sicuramente la differenza rispetto ad una formazione più “classica”. Questo mi consente infatti da un lato, di riconoscere le principali difficoltà di chi si trova in aula, poiché sono le stesse che ho vissuto in prima persona e, dall’altro, mi consente di rendere più coinvolgente la formazione che diventa un’esperienza, oltre a essere divertente. Il divertimento per me è infatti parte integrante della formazione stessa: nel senso etimologico del termine, cioè di “portare la mente altrove” per farla spaziare, e nel senso di alleggerimento, per sentire il piacere di ciò che facciamo. Se ti diverti stai bene, non ti distrai, impari senza sforzo, e finche’ siamo bambini lo facciamo in automatico, basta ricordarlo.

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Come training specialist come si fa conoscere?
Sembra incredibile che in un’era dominata dai social media io venga conosciuta dai miei clienti molto ancora per… passaparola! A ben pensarci, potrei ribattezzare questa tecnica come “pubblicità vintage”, basata sul “se me lo consigli, mi fido”. Spesso chi sceglie il corso di “public speaking e storytelling”, o quello su “il valore dell’errore”, coinvolge amici e colleghi per condividere l’esperienza e creare una base di contenuti comune. Altre persone rimangono incuriosite dopo avermi visto in serate teatrali. È comunque la dimostrazione che scegliamo in base al lato umano e che questo per fortuna, è ancora insostituibile.
Che tipo di vantaggi si ottengono con la formazione?
Sia nella formazione che nei percorsi individuali di coaching, i miei clienti acquisiscono conoscenze, strumenti e consapevolezze che fanno emergere tanto i loro punti di forza quanto quelli da potenziare. Nello specifico acquisiscono le basi per una comunicazione efficace, per parlare in pubblico, fare storytelling e capire quali siano i loro valori trainanti, cosa li blocca e quali meccanismi li animano. Chi fa coaching invece, spesso affronta problemi contingenti e trova un suo modo soprattutto per affrontare scelte consone al suo sentire e alle sue esigenze.
Quali sono i suoi punti di forza?
Sono una triade e li riassumerei in: passione, intuito e ironia.
E i suoi obiettivi a breve e lungo termine?
Continuare a lavorare con le persone e per le persone, allargare il mio bacino di utenza e avere un pubblico più ampio e, scherzando ma non troppo, far diventare il mio un “passaparola vintage” attivo anche sui social e su gli altri progetti, tra cui la messa a punto di un metodo per far diventare le persone la loro versione migliore … ancora non anticipo nulla, ma spero di poterlo fare presto.
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