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Francesca Parise: «Sono le relazioni sane a costituire il vero benessere»

di Anna Stoppani
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La centralità dell’aspetto umano, la cura dei dettagli e professionalità: con questi ingredienti la fondatrice di Tomorò ha creato un’alternativa all’asilo che diventasse “casa” per i bambini.

 

Dopo una carriera come medico geriatra specializzata nella cura dell’Alzheimer, la vita di Francesca Parise ha attraversato una trasformazione profonda in concomitanza con la maternità. Questa esperienza l’ha spinta a spostare il suo raggio d’azione professionale verso l’estremo opposto del ciclo vitale: il mondo della prima infanzia.

Secondo la dottoressa Parise, è oggi scientificamente appurato che le esperienze vissute durante i primi tre anni di vita rappresentino un pilastro fondamentale per l’individuo. In particolare, sottolinea come gli stimoli recepiti attraverso il corpo e la pelle non solo favoriscano uno sviluppo psicomotorio armonioso, ma agiscano come elementi fondanti per la strutturazione della personalità futura.

Quali sono state le tappe principali della sua carriera e quando si è appassionata al mondo dell’infanzia?

Mi sono laureata in medicina e specializzata in geriatria, lavorando dapprima nella ricerca e poi nei nuclei Alzheimer. Un giorno ho scelto di cambiare strada. Da medico geriatra, specialista in quella malattia che toglie la memoria e l’identità rendendo fragili, ho cambiato prospettiva e ho scoperto il mondo dell’infanzia. Un passo breve, in quanto i due mondi erano già straordinariamente intrecciati: la fine e l’inizio. Ai due capi della vita i bisogni si somigliano e serve cura, in ogni senso. In seguito diventare mamma è stata l’illuminazione che mi ha fatto appassionare al mondo dell’infanzia. Quello spazio di accoglienza interna, fisico e mentale che una madre sperimenta e colma con la maternità, ha acceso ed alimentato una creatività inespressa, un desiderio di vita agli albori, di semi nella terra che racchiudono la promessa fioriture rigogliose. Tutto questo ha portato al desiderio di creare un luogo che fosse un’estensione di casa, dove i bambini potessero essere visti e sostenuti nella loro unicità.

interna (13)Com’è nata l’idea di Tomorò?

Come è successo per tutte le scelte più importanti della mia vita, Tomorò è nato senza preavviso: da un impulso “di pancia”, più che da un ragionamento a tavolino. Non avevo nessuna sicurezza, se non la chiarezza dell’impulso iniziale ed la certezza che questa fosse la nuova strada da percorrere. Il mio desiderio era quello di portare la mia innata predisposizione alla cura, il mio bagaglio personale di esperienze umane e l’interesse per la vita che inizia in un progetto di senso. Un nuovo progetto personale che avesse la persona ed il suo benessere al centro, fin dai primi mesi di vita.

Cosa distingue l’approccio di Tomorò rispetto al panorama esistente?

Tomorò nasce come spazio psicomotorio, in cui il corpo è concepito come canale di conoscenza del mondo. Il piacere sensomotorio del movimento e l’approccio sensoriale sono al centro del nostro progetto pedagogico. Ogni aspetto è curato nel dettaglio: dagli ambienti che facilitano in sicurezza l’esperienza motoria, al materiale destrutturato utilizzato che sostiene il pensiero divergente. Nel nostro atelier di arteterapia educhiamo alla bellezza ed alla creatività senza giudizio. Corpo, movimento ed arte si fondono in un tutt’uno creativo, sostenendo forme di espressione non solo verbali.

Secondo lei è possibile parlare dell’importanza dei primi tre anni di vita in relazione al tema della longevità – intesa come porre le basi per una vita lunga e un benessere generale?

È ormai accertato che le esperienze vissute nei primi tre anni di vita, soprattutto attraverso il corpo e la pelle,  pongono le basi per uno sviluppo psicomotorio armonioso e sono fondanti per la personalità dell’individuo. È pertanto fondamentale esporre i bambini fin dai primi mesi di vita a stimoli nutrienti e a relazioni positive con l’adulto ed i pari, rinforzando così autostima e innata curiosità.

Che rilevanza hanno il lato umano e l’empatia nella vostra attività?

Sono le persone a rendere un posto “casa” e Tomorò per i bambini che lo frequentano diventa proprio una seconda casa. Questo è possibile grazie alla capacità di ascolto, accoglienza e relazionale straordinaria delle “ragazze del Tomorò”: un team di professioniste della crescita con un grande cuore che batte all’unisono, con la capacità di non anticipare ma accogliere e trasformare, di vedere oltre le apparenze, di sentire e di sintonizzarsi sui bisogni del singolo.


interna-1Quali sono state le sfide più grandi nella sua storia imprenditoriale?

La sfida è quotidiana ed è quella di mantenere l’identità e la qualità che ci contraddistinguono. Noi con il termine “qualità” intendiamo una qualità umana e relazionale prima di tutto. Conserviamo un’anima un po’ rétro e fuori dalle mode e dalle masse, in cui la cura dei dettagli resta prioritaria ed ogni gesto ha valore. La sfida è sostenere il piccolo, il fragile, il non esibito, il diverso come valore, il senso prima della forma.

Quali consigli darebbe alle famiglie e agli educatori per accompagnare al meglio i bambini nel loro percorso verso la longevità?

Il mio consiglio è di valorizzare e non perdere mai di vista l’aspetto umano: sono le relazioni sane, la corrispondenza emotiva profonda e le esperienze condivise a costituire il vero benessere.

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Anna Stoppani

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