Nel corso di questa intervista una biologa, life ed eco-spiritual coach, ci rivela come instaurare un legame più profondo con l’ambiente naturale possa ridurre stress, rafforzare il sistema immunitario e promuovere una vita più armoniosa.
La testimonianza di Serena Pettinari apre una prospettiva in cui biologia, crescita personale e sostenibilità convergono. Attraverso strumenti come la mindfulness, il coaching e l’alimentazione consapevole, promuove un modello di vita che unisce scienza e spiritualità, per costruire una società più equa e resiliente.
Qual è stato il suo percorso personale e professionale?
Sono cresciuta con un amore innato per la natura. Fin da bambina, trovavo rifugio negli spazi aperti: correre all’aria aperta, osservare gli animali e respirare la libertà mi faceva sentire al sicuro. Uno dei momenti che ha segnato il mio percorso è stato vedere, da piccola, l’immagine di un cucciolo di foca coperto di petrolio. Quella visione ha acceso in me una profonda indignazione e il desiderio di proteggere la Terra. Ho seguito questa chiamata conseguendo una laurea in Scienze Ambientali, specializzandomi in monitoraggio e gestione degli ecosistemi marini. Durante il mio percorso accademico, ho esplorato temi di sostenibilità e benessere globale, concentrandomi su come l’equilibrio tra uomo e natura sia essenziale per un futuro armonioso. Dopo la laurea, mi sono iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi e ho intrapreso un percorso in nutrizione umana, riconoscendo nel cibo una chiave per sensibilizzare le persone sulla sostenibilità.
Che cosa le ha insegnato l’esperienza da nutrizionista?
Mi ha insegnato quanto il cibo sia molto più che nutrimento fisico: è memoria, emozione, cultura. Ho iniziato a vedere che i disagi legati all’alimentazione erano spesso riflesso di disconnessioni più profonde. Questo mi ha spinto a integrare competenze olistiche, formandomi come coach dell’anima (ICF), facilitatrice di tecniche psico-energetiche, istruttrice di mindfulness e guida ai bagni di foresta o Shinrin-Yoku. Ora guido le persone verso una consapevolezza profonda, aiutandole a ritrovare armonia con la natura dentro e fuori di loro per poter vivere una vita straordinaria e autentica.
Come possiamo avvicinarci alla natura in un mondo frenetico come quello moderno?
Il primo passo è riconoscere che siamo natura. Spesso ci percepiamo separati dall’ambiente, ma in realtà il nostro respiro è connesso a quello delle foreste e siamo legati profondamente al mondo naturale. La separazione è un’illusione nata con la rivoluzione industriale e alimentata dai ritmi frenetici moderni. Nei miei percorsi, utilizzo strumenti e tecniche energetiche e immaginali per aiutare le persone a riscrivere le convinzioni limitanti che alimentano questa distanza interiore, a partire dalla disconnessione con la nostra vera natura.
Abbiamo bisogno di rallentare, di ascoltare i segnali del nostro corpo e di tornare a vivere in sintonia con i cicli naturali. Anche piccoli gesti quotidiani, come passeggiare tra gli alberi in un parco, osservare il cielo o coltivare piante, possono aiutarci a ristabilire un dialogo con la natura. Non si tratta solo di una questione ecologica, ma di un atto di guarigione profonda che abbraccia corpo, mente e spirito.
Ha citato la pratica “Shinrin-yoku”. Di cosa si tratta? Quali sono i benefici fisici e mentali del “bagno di foresta”?
Lo Shinrin-Yoku, o “bagno di foresta”, è una pratica nata in Giappone che invita le persone a immergersi consapevolmente nell’ambiente naturale. Camminare in un bosco, respirare profondamente e lasciare che la natura ci avvolga è un modo per ritrovare equilibrio e serenità. Recenti studi scientifici dimostrano che trascorrere tempo nei boschi riduce lo stress, abbassa la pressione sanguigna e rafforza il sistema immunitario. Ma i benefici vanno oltre il fisico: la foresta ci connette con la nostra intuizione e ci ricorda chi siamo realmente. Anche per chi vive in città, piccoli gesti come osservare il verde intorno a noi o trascorrere del tempo in un parco possono offrire momenti di profonda rigenerazione.
In che modo il cibo può aiutarci ad avere una connessione più autentica con la natura?
Il cibo è un ponte straordinario tra noi e la natura. Ogni alimento è il frutto di un ecosistema, un intreccio di energie che nutre non solo il corpo, ma anche l’anima. Ogni volta che mangiamo nutriamo non solo noi stessi, ma tutto il pianeta, essendo una cellula di un organismo più grande. Cambiare il nostro rapporto con il cibo significa trasformare il modo in cui viviamo e ci percepiamo.
Mangiare in modo consapevole, rispettando i ritmi naturali e scegliendo alimenti che onorano la Terra, ci aiuta a riscoprire la nostra saggezza innata e a riscoprire quei fili invisibili che ci legano alla natura.
Non è solo nutrizione: è una pratica spirituale, un modo per radicarci nel presente e riconoscere la bellezza di essere parte di un grande disegno naturale, della rete della vita. Quando ci alimentiamo con consapevolezza, risvegliamo in noi il senso di interconnessione con tutto ciò che vive e ci assumiamo la responsabilità non solo del nostro benessere, ma anche dell’equilibrio ecosistemico.
Pensa che, in futuro, la connessione con la natura sarà essenziale per una società più equa e consapevole?
Credo fermamente che trasformare il nostro rapporto con la natura sia una chiave per costruire una società più giusta e consapevole. Tuttavia, il cambiamento deve partire da dentro di noi. Prima di poter guarire il mondo esterno, dobbiamo bonificare il nostro ecosistema interiore. L’ecologia, quella profonda, è un atto politico e spirituale. Quando ci riconnettiamo alla nostra essenza e troviamo armonia dentro di noi, diventiamo capaci di riflettere questa trasformazione nel mondo. Riequilibrare il nostro rapporto con la natura è un gesto di responsabilità collettiva, un modo per restituire alla Terra parte di ciò che ci dona ogni giorno. Insieme, possiamo gettare le basi per un futuro in cui ogni essere vivente venga rispettato e onorato e possiamo finalmente evolverci a custodi della Terra e mantenere l’armonia naturale.
Riproduzione riservata
[blockquote align=”none” author=”Veronica Rossetti”]
Photo cover: Freepik
