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Veronica Bonanomi: l’HSE come spazio di longevità aziendale

di Alessandro Dattilo
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«Un’impresa longeva non è solo quella solida sul piano finanziario, ma quella capace di prendersi cura del benessere delle risorse umane»

 

Nel mondo in rapida trasformazione della Health, Safety and Environment, la figura dell’HSE Manager assume oggi una rilevanza strategica che va ben oltre la gestione normativa e tecnica. A raccontarcelo è Veronica Bonanomi, co-fondatrice e Chief Visionary Officer di HSEquipe, professionista con una solida formazione ingegneristica e un approccio originale, che si definisce “Ingegnere dell’Immaginazione”. Un profilo ibrido, capace di unire rigore scientifico, intelligenza relazionale e visione creativa.

«Stiamo vivendo una fase di profondo cambiamento», osserva Bonanomi. «Dopo la pandemia che ha rivoluzionato le priorità legate alla salute e alla sicurezza sul lavoro, ci troviamo ora a confrontarci con nuove sfide: il cambiamento climatico, la digitalizzazione, l’invecchiamento della forza lavoro. Non basta più il rispetto delle normative: serve una vera trasformazione culturale».

Il nuovo volto dell’HSE Manager

Il ruolo dell’HSE Manager, oggi, non è solo quello di tutelare i lavoratori e monitorare i processi aziendali. È un ruolo che richiede capacità trasversali, dialogo con il top management e attenzione alla sostenibilità a lungo termine.

longevity-veronica-bonanomi-ok«Serve un mix di competenze tecniche, conoscenze normative, ma anche doti relazionali e comunicative», spiega Bonanomi. «Parliamo di leadership, negoziazione, gestione dei gruppi e, sempre di più, di capacità di influenzare positivamente i comportamenti. L’HSE è il terreno su cui si costruisce un ambiente di lavoro sano, sicuro e motivante».

Ed è proprio qui che entra in gioco il tema della longevità aziendale. «Le organizzazioni che mettono al centro la salute e il benessere delle persone, che investono nella formazione continua e in un clima interno positivo, sono anche quelle che durano nel tempo. Un’impresa longeva non è solo quella solida sul piano finanziario, ma quella capace di prendersi cura delle sue risorse umane, che sono il vero capitale generativo del futuro».

In quest’ottica, strumenti come l’health coaching diventano alleati preziosi per accompagnare i lavoratori verso stili di vita più sani, promuovere consapevolezza e prevenzione, e costruire un equilibrio autentico tra performance e benessere. «Il coaching applicato alla salute rappresenta un’evoluzione importante della cultura HSE, capace di integrare il fattore umano nelle strategie aziendali a lungo termine».

Dalle analisi ambientali al comportamento umano

Il percorso di Veronica inizia da una base tecnica solida – perito chimico ambientale e poi ingegnere per l’ambiente e il territorio – ma presto si arricchisce di nuove dimensioni.

«Mi ha sempre affascinato il lato umano del nostro mestiere», racconta. «Ho scelto di approfondire la comunicazione, le scienze comportamentali, la gestione del cambiamento, anche attraverso due master in IULM. La consulenza e la formazione mi hanno poi permesso di sperimentare sul campo strumenti e approcci, per rendere il mondo della sicurezza più efficace e più vicino alle persone».

Un’evoluzione che ha portato Veronica a creare uno stile comunicativo personale e a sviluppare un personal brand autentico, lontano dalle logiche di immagine fine a sé stessa. «Non basta un bel nome o un titolo per essere un buon manager. Bisogna costruire e condividere valore».

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L’ingegnere dell’immaginazione

Nel suo profilo, Veronica cita un proverbio cinese: “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni alzano muri, altri costruiscono mulini a vento”. Da qui nasce la definizione che ama usare per sé stessa: Ingegnere dell’Immaginazione. «Non ho mai creduto che la creatività fosse incompatibile con l’ingegneria», sottolinea. «Anzi: la creatività ha bisogno di struttura e precisione per esprimersi al meglio. In un sistema complesso come il lavoro, dobbiamo immaginare scenari nuovi per costruire soluzioni concrete. È questa la vera sfida dell’HSE oggi».

Veronica ama parlare in pubblico e considera il confronto una palestra di crescita personale. Ha creato BeSafe, un format interattivo ispirato ai podcast, nato per creare rete tra professionisti e condividere esperienze utili. «Con BeSafe ho voluto creare uno spazio di dialogo e ispirazione. Anche se resta un progetto di nicchia, ha raggiunto un pubblico affezionato e ci aiuta a portare nuova energia nelle aziende. Perché la sicurezza non è solo regole: è cultura condivisa».

In questo senso, anche l’attività sui social diventa uno strumento di divulgazione. «Li uso per condividere riflessioni e contenuti che possano essere utili ad altri colleghi. Credo nella forza della rete, nella potenza delle storie, nel bisogno di dare un volto a chi lavora per la sicurezza degli altri».

La sicurezza come atto di ribellione

Alla fine della conversazione, emerge la visione più intima della sua professione: quella di chi vede nella tutela della vita e del benessere un atto di responsabilità e – perché no – di rivoluzione.

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Veronica Bonanomi e Giovanni Allevi

«Per i giovani, occuparsi di sicurezza è un atto di ribellione», dice con decisione. «È un modo per lasciare un’impronta nel mondo, contribuendo concretamente alla vita degli altri. E agli ingegneri dico: ribellatevi alle etichette. Siate creativi. Usate il sapere scientifico per immaginare mondi migliori, perché l’ingegno nasce proprio dall’immaginazione».

E conclude con una riflessione che parla direttamente al cuore di ogni impresa: «La longevità non si misura solo in anni di attività, ma nella capacità di restare rilevanti, sostenibili, umani. E il benessere delle persone è la prima, vera forma di strategia a lungo termine».

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Alessandro Dattilo

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