Un modello abitativo che consente alla popolazione (soprattutto anziana, ma non solo) di vivere in appartamenti privati, ma con spazi comuni condivisi, favorendo la cooperazione e la vita comunitaria. Si chiama co-housing ed è ideale per persone che siano autosufficienti il più possibile, non richiede una ricetta medica per l’ingresso, e può prevedere una valutazione delle condizioni di salute generali.
Il senior cohousing si sta affermando come una scelta economica sostenibile: è infatti un modello abitativo in costante crescita in tutto il mondo, che rispecchia i nuovi trend sociali che vedono protagonisti gli over 65 con l’allungarsi della vita, migliori condizioni di salute in età avanzata e l’evoluzione di stili di vita, consumi e aspettative individuali sempre più orientati alla silver economy. Caratterizzata da una forte integrazione sociale, questa modalità abitativa consiste nel vivere in residenze condivise con spazi e servizi comuni pensati per contrastare la solitudine e migliorare la qualità della vita, condividere attività, supportarsi e avere accesso a servizi assistenziali di base, mantenendo una certa flessibilità rispetto alle strutture tradizionali, come le case di riposo, pensate invece per anziani che necessitano di una maggiore assistenza nella vita quotidiana, sia a livello fisico che medico.

Photo: Freepik
Nato in Danimarca negli anni ’60, il primo esempio di co-housing per anziani è stato la creazione della comunità di Skråplanet, una rete di case sviluppata grazie l’architetto Jan Gødmand Høyer che per primo utilizza il termine bofælleskaber – comunità vivente – per descrivere una nuova idea di abitare con alloggi privati e ampi spazi comuni. Il modello è stato replicato, adattandolo a diversi contesti, anche in altri Paesi del mondo, compresa l’Italia, con l’obiettivo di promuovere una vita sana, autonoma e indipendente e allo stesso tempo offrire opportunità di socializzazione e di supporto reciproco senza la necessità di un intervento medico o assistenziale continuo, a meno che non venga richiesto, a costi più contenuti rispetto ad altre residenze per anziani.
Esistono diverse reti e associazioni che supportano e promuovono il co-housing in Italia e a livello internazionale, come Eurocoop – European Network of Community-led Housing, Cohousing Network e Senior Cohousing Network negli Stati Uniti.
Co-housing nel mondo
Ad Äldreboende (a Malmö, in Svezia), il co-housing per anziani è molto diffuso. Gli over 65 vivono in appartamenti privati, ma condividono spazi comuni (giardini, sale gioco e altro) e hanno accesso a servizi di assistenza quando necessario.
Nel Regno Unito, SilverCrest Village offre una varietà di alloggi adatti a diverse esigenze degli anziani, tra cui servizi sanitari avanzati e una vasta gamma di attività ricreative. Gemeinschaftshaus, in Germania, è una comunità che unisce persone di diverse età e con diversi bisogni, ma che ha una forte componente di anziani che vivono insieme in un contesto di supporto reciproco.

Photo: Freepik
In Olanda, un esempio famoso è il Langerhuizen a Utrecht. Anche in questo caso, le persone anziane vivono in appartamenti autonomi ma condividono ampi spazi e sale per attività comuni. The Elderberry Co-Housing in Oregon, Stati Uniti, invece, offre spazi residenziali con camere private e molte aree comuni per attività varie come cene collettive, giardinaggio e altre interazioni sociali.
Co-housing in Italia
A Milano esiste La Casa del Sole, una struttura residenziale per 11 persone anziane con appartamenti autonomi e aree comuni per favorire la socializzazione e allo stesso tempo con la possibilità di ricevere assistenza sanitaria e supporto. Ormai è diventato un esempio di come il co-housing per anziani stia trovando applicazione in contesti urbani italiani, e oltre a questa realtà, ne esistono diverse sparse nel Paese, di cui molte ancora in fase sperimentale, altre in progettazione.
A Trento, troviamo la Casa alla Vela, un progetto che unisce giovani e anziani in un contesto di co-housing. Sempre in Trentino, esiste la Casa Cles in Val di Non, una struttura attiva dal 2017 che offre soluzioni abitative per anziani, in cui non solo si dividono le spese di alloggio e assistenza, ma soprattutto si fa fronte alla solitudine.
A Torino esiste un progetto di co-housing che mira a promuovere la solidarietà e la condivisione tra le persone progettata da Specht Group e Reale Mutua. 40 appartamenti disponibili e spazi condivisi come la palestra, la biblioteca e un bistrot, oltre a una sala concerti, unite alle cure online e non assicurate da Blue Assistance. A Modena esiste uno dei primi esempi di casa condivisa per anziani in Italia, Ca’ Nostra un modello di co-abitazione per anziani parzialmente non autosufficienti e persone con problematiche legate a demenza o deficit cognitivi, dove gli anziani possono sentirsi come a casa propria, circondati dai propri oggetti e dai propri affetti.

Photo: Freepik
A Ferrara, c’è Solidaria, un altro esempio significativo di co-housing per anziani e per famiglie, che vuole proporre uno stile di vita basato sui principi della solidarietà, condivisione, rispetto dell’ambiente, promuovere l’abitare in immobili costruiti o ristrutturati secondo i canoni della bioedilizia e a basso consumo energetico, con parti e servizi comuni.
A Grosseto, Casa Francesco Mocciaro, una residenza per anziani autosufficienti che non possono contare sull’aiuto continuativo dei parenti e quindi possono invecchiare tra amici. A Firenze, è nato il Senior Housing di ViViSmart chiamato “Villaggio Novoli”, che offre un ambiente sicuro e protetto ma anche la comodità di essere vicino ai servizi essenziali e alle attrazioni culturali della città. Infine a Roma esiste Spazio Blu, che nasce da un memorandum di intesa tra Inps, Cassa depositi e prestiti, Policlinico Gemelli e Investire Sgr, e prevede un intervento edilizio per riadattare gli spazi, favorendo l’accessibilità, l’uso della domotica, l’efficientamento energetico e arredamenti su misura.
Riproduzione riservata
Photo cover: Unsplash / Inés Castellano
