L’Italia sta vivendo una trasformazione demografica ed economica senza precedenti, con gli over50 al centro di un cambiamento che sta ridefinendo il mercato del lavoro.
Le persone ultracinquantenni costituiscono ormai il 40% della forza lavoro italiana, superando la fascia 35-49 anni: questo aumento riflette i cambiamenti demografici in corso e l’effetto delle politiche volte a prolungare la vita lavorativa. Lo ha evidenziato il Rapporto 2024 dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), che ha rivelato anche una crescita dell’occupazione del 3,5% tra dicembre 2019 e ottobre 2024, con 24,1 milioni di occupati.
Nonostante questo contributo sempre più rilevante, la forza lavoro più matura si trova spesso a fronteggiare ostacoli che ne limitano il pieno potenziale nel mercato del lavoro. Tra le sfide principali emerge l’obsolescenza delle competenze, in particolare quelle digitali, che rischia di escludere questa fascia di popolazione dai settori più dinamici dell’economia.

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Superare il gap formativo, valorizzando l’esperienza
Secondo l’Istat, solo il 45,9% degli adulti italiani possiede competenze digitali adeguate, contro una media europea del 55,6%, evidenziando un divario di circa 10 punti percentuali. Questa carenza rischia di escludere molti lavoratori e lavoratrici dai settori più dinamici dell’economia, come la finanza digitale, l’intelligenza artificiale e la cybersecurity.
Le aziende più innovative stanno affrontando il divario di skill attraverso programmi di formazione mirati, tra cui il reverse mentoring, un approccio che favorisce lo scambio intergenerazionale: i giovani trasmettono competenze tecnologiche ai senior, mentre questi ultimi offrono la loro esperienza e una visione strategica.
Nelle realtà aziendali più strutturate, questa pratica ha dimostrato di migliorare sia la produttività che la collaborazione tra generazioni. Tuttavia, molte PMI, pur essendo il motore dell’economia italiana, faticano a introdurre programmi di formazione adeguati, lasciando una parte significativa dei lavoratori senza opportunità di aggiornamento professionale.
Che cos’è l’ageismo
Un ulteriore ostacolo significativo è rappresentato dall’ageismo, una forma di discriminazione legata all’età che continua a penalizzare le persone over50 in diversi ambiti. Eurofound sottolinea che i lavoratori senior in Europa, inclusa l’Italia, affrontano sfide significative legate a questo fenomeno, come stereotipi sulla loro presunta scarsa flessibilità o resistenza al cambiamento. Questi pregiudizi influenzano negativamente i processi di assunzione e promozione.

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La “Carta di Firenze“, un manifesto internazionale contro l’ageismo in sanità pubblicata nel 2024, descrive l’ageismo come un ostacolo globale che limita non solo la partecipazione al lavoro, ma anche l’opportunità delle persone più mature di contribuire alla società e condurre una vita piena e soddisfacente.
Le normative vigenti
Il Decreto Legislativo 29/2024 rappresenta un passo avanti importante nella valorizzazione dei lavoratori più maturi: la norma ha introdotto misure per promuovere l’invecchiamento attivo nei luoghi di lavoro, come incentivi per il lavoro agile e programmi di salute specifici.
In linea con questa tendenza, molte grandi aziende stanno introducendo piani di welfare personalizzati per rispondere alle esigenze dei lavoratori con maggior anzianità. Tra le soluzioni più adottate figura il part-time graduale, una misura che facilita una transizione sostenibile verso il pensionamento e promuove un migliore equilibrio tra vita lavorativa e personale.
In un recente rapporto della Commissione Europea , infine, si legge:«L’economia della longevità non riguarda solo vivere più a lungo: si tratta di garantire che questi anni aggiuntivi siano più sani, produttivi e appaganti».
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