Gli over 65 crescono e aumentano le patologie croniche nella popolazione. In Europa si investe ancora poco nella promozione della salute, mentre in Italia emergono soluzioni digitali per migliorare accesso e continuità delle cure.
La sanità italiana accusa pesanti carenze del personale medico in organico che si riflettono inevitabilmente sull’assistenza sanitaria alla popolazione. È questo l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe. «Sempre meno giovani – si legge nel Documento – scelgono la professione: nel 2024 non sono state assegnate il 15% delle borse di studio, con punte di oltre il 40% in 6 regioni. E l’invecchiamento della popolazione aumenta i bisogni di assistenza: over 80 triplicati in 40 anni. Mancano oltre 5.500 medici di medicina generale (MMG) e sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle grandi regioni.
A fronte di migliaia di pensionamenti, il numero di giovani medici che scelgono questa professione continua a diminuire. Con una popolazione sempre più anziana e malata: nel 2023 gli over 65 erano oltre 14,2 milioni, di cui più della metà affetti da due o più malattie croniche. Intanto, la politica propone la dipendenza dei medici di famiglia come soluzione, senza alcuna valutazione d’impatto economico, contributivo, organizzativo e professionale. Ogni cittadino iscritto al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha diritto a un MMG che permette di accedere a servizi e prestazioni inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il MMG non è un dipendente del SSN, ma lavora in regime di convenzione con l’Azienda Sanitaria Locale (ASL): il suo rapporto di lavoro è regolato dall’Accordo Collettivo Nazionale (ACN), dagli Accordi Integrativi Regionali e dagli Accordi Attuativi Aziendali, definiti a livello di singola ASL. Questa crisi strutturale si riflette direttamente sul rapporto con i medici di base e i pediatri: secondo il 58,7% dei cittadini, la principale criticità dell’assistenza territoriale dipende proprio da tempi di attesa prolungati e ostacoli operativi, che rendono difficile sia ottenere appuntamenti sia mettersi in contatto telefonico con i medici stessi».

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Europa: prevenzione sanitaria nelle imprese
Quando affrontiamo la situazione della sanità conviene ricordare anche l’impegno delle imprese nella prevenzione, senza dimenticare il quadro del contesto europeo. E questo focus assume un rilevante significato per meglio comprendere la situazione sociale della sanità italiana ed europea. La prevenzione sanitaria sul posto del lavoro in Europa è un ambito in crescente espansione, sebbene i dati mostrino che l’integrazione completa di strategie di benessere sia ancora un obiettivo in divenire per molte imprese.
Ma scendiamo nel dettaglio per leggere i dati più recenti forniti dall’EU-OSHA (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro) e da indagini come la ESENER (European Survey of Enterprises on New and Emerging Risks). «In Europa, quasi la totalità delle aziende è obbligata per legge a fare prevenzione (sicurezza sul lavoro, valutazione dei rischi). Ma se parliamo di promozione della salute (prevenzione di malattie cardiovascolari, screening, salute mentale, attività fisica), i numeri cambiano», si legge nel documento.
La valutazione dei rischi è obbligatoria: circa il 90% delle imprese nell’Ue dichiara di effettuare regolarmente le valutazioni dei rischi. La promozione della salute è volontaria: circa il 30-40% delle imprese europee implementa misure che vanno oltre gli obblighi di legge, come programmi per smettere di fumare, incentivi per l’attività fisica oppure screening oncologici».
È utile osservare che la prevenzione sanitaria è strettamente legata alla dimensione dell’impresa. «Grandi imprese (oltre 250 dipendenti): oltre il 90% offre servizi di prevenzione avanzati e programmi di welfare sanitario. Piccole e medie imprese: la percentuale scende drasticamente verso il 25-30%. Le barriere principali sono i costi e la mancanza di personale dedicato. I settori più attivi? Le aziende che investono di più in prevenzione sanitaria appartengono a: settore finanziario e assicurativo (dove il welfare è parte integrante del contratto); pubblica amministrazione ed educazione; industria manifatturiera pesante (per necessità di ridurre gli infortuni e le malattie professionali)», recita il documento.
La situazione in Italia
L’Italia è un caso particolare a causa del D. Lgs 81/08 che è tra le normative più severe in Europa. In Italia, quasi tutte le aziende con almeno un dipendente hanno un medico competente. Secondo i dati ISTAT e vari osservatori sul welfare aziendale, circa il 25% delle aziende italiane ha attivato piani di Flexible Benefits che includono rimborsi per spese mediche o check-up sanitari per i dipendenti, un dato in forte crescita dopo la pandemia.

Manuel Szathvary, direttore sanitario Serenis
Un dato rilevante dell’ultima indagine ESENER mostra che circa il 76% delle aziende europee dichiara di effettuare regolarmente la valutazione dei rischi sul lavoro. I paesi del Nord Europa (Svezia, Finlandia, Danimarca) hanno le percentuali più alte di prevenzione attiva (oltre il 60% delle aziende fa promozione della salute). Sebbene quasi tutte le aziende europee (milioni di imprese) facciano prevenzione “normativa”, la prevenzione sanitaria intesa come investimento volontario sulla salute del dipendente riguarda circa 1 azienda su 3 in Europa, con una forte concentrazione nelle multinazionali e nei paesi del Nord e Centro Europa.
Percorsi personalizzati
Serenis Medicina, servizio di sanità digitale guidato da Manuel Szathvary, medico di Medicina Generale esperto in telemedicina e direttore sanitario di Serenis, è attivo per i dipendenti delle aziende che possono, da subito, integrare il servizio all’interno delle piattaforme di welfare. Per tutti gli altri utenti sarà disponibile dalla seconda metà del 2026. «Con Serenis Medicina vogliamo che occuparsi della propria salute torni a essere una possibilità quotidiana e semplice nella vita delle persone», ci racconta Szathvary. Spesso ci si sente soli davanti a un malessere o si rimanda la valutazione di un sintomo per le difficoltà di accesso alle cure. «Il nostro impegno è offrire una risposta medica qualificata in pochi minuti per dare a tutti una sicurezza clinica immediata», aggiunge.
Il servizio permette al paziente di avere sempre a disposizione un medico, 24/7, 365 giorni l’anno. Grazie a tempi di risposta di 10-15 minuti di media, è possibile interagire via chat con il medico, prenotare video consulti per analizzare la propria situazione clinica, richiedere controlli tempestivi e gestire anche la salute dei propri familiari. Inoltre, ogni paziente sulla piattaforma dispone di un dossier sanitario digitale dove vengono archiviati referti, documenti e prescrizioni che permettono al medico di conoscere la storia clinica del paziente e di garantire una gestione della salute centralizzata.
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