Le fondamenta per una vita lunga e in salute si gettano nei primi anni di vita, in particolare nei primi 1000 giorni dove l’impatto delle “memorie biologiche” create dalle esperienze infantili è molto importante. Parola del professore Valter Longo.
Quando si parla di longevità inevitabilmente si pensa alle persone adulte e anziane, ma educare i bambini – comprese le loro famiglie – ad adottare uno stile di vita sano, un benessere psico-fisico equilibrato e una nutrizione adeguata fin dalla giovane età getta le basi per una vita più lunga e in salute. Ad affermarlo, dopo anni di ricerca e studi, è Valter Longo, professore di Biogerontologia e direttore dell’Istituto di Longevità alla University of Southern California – Davis School of Gerontology di Los Angeles, nonché fondatore e presidente di Fondazione Valter Longo Onlus in Italia e della Create Cures Foundation negli Stati Uniti.
Particolarmente conosciuto per le sue ricerche pionieristiche sul digiuno terapeutico e sulla risposta dei geni e dei nutrienti all’invecchiamento cellulare, il professore nel 2018 è stato anche nominato dalla rivista Time tra le 50 persone più influenti al mondo nell’ambito della salute per la sua ricerca riguardante la “dieta mima digiuno” e la “dieta della longevità”. In questa intervista scopriamo i momenti salienti della sua carriera, i pilastri della sua ricerca e il suo impegno nella promozione della salute con una particolare attenzione al mondo dell’infanzia.
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Quali sono stati gli step più importanti della sua carriera?
Uno dei momenti più significativi della mia carriera è stato quando, dopo anni di studio sull’invecchiamento, ho deciso di concentrarmi sui lieviti, che sono organismi semplici, per capire i meccanismi alla base di questo processo e applicarli poi all’uomo. In quel contesto, ho scoperto che privando i lieviti di zuccheri e nutrienti – lasciandoli semplicemente in acqua – riuscivano a vivere il doppio. Questo mi ha permesso di identificare per la prima volta i geni che controllano l’invecchiamento e di mappare l’intera via metabolica coinvolta.
La seconda scoperta cruciale è arrivata quando ho deciso di estendere le ricerche nei miei laboratori al cancro. È in quel momento che ho sviluppato il concetto di ‘resistenza differenziale allo stress’, ovvero quando un organismo è privato di proteine e zuccheri, entra in modalità di protezione, ma le cellule tumorali non riescono ad attivare questo stesso meccanismo. Questa intuizione ha aperto la strada a una strategia terapeutica, in cui i trattamenti oncologici colpiscono selettivamente le cellule tumorali, risparmiando quelle sane grazie a quello che potremmo definire uno ‘scudo’ biologico attivato dal digiuno.
Ha scritto il libro “La longevità inizia da bambini”: un manuale per ragazzi e famiglie. Perché è possibile parlare di longevità già dalla tenera età?
È fondamentale parlare di longevità fin da piccoli, poiché il processo di crescita e sviluppo che affrontano durante l’infanzia e l’adolescenza è determinante nell’influenzare il loro futuro stato di salute. In particolare, la scienza ha individuato come estremamente delicati i primi 1000 giorni di vita, che comprendono la fase fetale e neonatale. In questa fase, i bambini sono estremamente sensibili, e qualsiasi fattore negativo può rappresentare un ostacolo, interferendo in un momento cruciale del loro sviluppo. Nei primi anni di vita, ogni fattore negativo a cui è esposto il bambino può creare “memorie biologiche”, che potrebbero portare a alterazioni future sia a livello fisico che mentale.

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Tra questi fattori rientrano il contesto relazionale che il bambino vive, che incide sul suo benessere psico-emotivo, un ambiente sicuro, privo di pericoli fisici, chimici e ambientali, e una nutrizione adeguata. Questi elementi esterni influenzano e modificano il funzionamento delle cellule e degli organi attraverso meccanismi epigenetici, contribuendo così a determinare lo stato di salute nell’età adulta. Dal punto di vista comportamentale, adottare abitudini sane fin da bambini è essenziale per mantenere stili di vita salutari da adulti. Cambiare abitudini alimentari e uno stile di vita malsano in età adulta è molto più difficile. È quindi fin da piccoli che si gettano le basi per una longevità sana. Un certo stile di vita può, infatti, condannare il bambino a un futuro con un rischio significativamente più alto di malattie e mortalità.
Ha scritto anche un libro educativo sulla nutrizione dedicata ai bambini. A chi è destinato e dove è stato distribuito?
Il libro “La nutrizione inizia da bambini” è pensato principalmente per i protagonisti a cui si rivolge: i bambini di tutte le età, compresi gli adolescenti, ma non solo. È destinato anche alle donne in gravidanza, ai genitori e ai futuri genitori, oltre che ai nonni, agli insegnanti, ai pediatri e ai nutrizionisti, in Italia e nei vari paesi europei. In queste pagine abbiamo cercato di raccogliere i principi scientifici fondamentali alla base della dieta della longevità, integrandoli con un approccio alimentare equilibrato e non troppo restrittivo, adatto anche ai più piccoli.
Il nostro obiettivo è spiegare in modo semplice e comprensibile, affinché il messaggio arrivi a tutti. Questo è lo scopo principale di questo libro, che si allinea con la missione della Fondazione Valter Longo, nata per promuovere consulenze e strategie nutrizionali basate su evidenze scientifiche, a supporto della prevenzione, della longevità e della cura delle malattie.
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Come creare consapevolezza – e di conseguenza educare a comportamenti corretti – dei benefici della longevità e di un invecchiamento sano e attivo nella società (famiglia/bambini/scuola)?
Creare consapevolezza sui comportamenti corretti e funzionali per una vita lunga, sana quindi longeva è fondamentale per costruire una società sana. Per questo motivo, tali comportamenti dovrebbero essere integrati come parte essenziale dell’educazione. In primo luogo, è cruciale educare i neogenitori sui comportamenti corretti, fin dalla gravidanza, con il supporto dei professionisti che li seguono, affinché possano acquisire solide basi. In età scolare, questi principi dovrebbero essere integrati nei programmi educativi, in modo che bambini e ragazzi possano sviluppare una consapevolezza profonda sin dalla giovane età. È altrettanto importante diffondere informazioni affidabili attraverso canali di comunicazione e iniziative pubbliche, come eventi e campagne di sensibilizzazione.
I benefici di una società che adotta comportamenti sani sono molteplici, in particolare in termini di produttività, poiché una popolazione attiva anche in età avanzata contribuisce alla riduzione delle malattie e dei relativi costi sanitari. La prevenzione, quindi, rappresenta senza dubbio il miglior investimento che si possa fare.
I programmi di educazione alimentare a partire dalle scuole elementari (o d’infanzia) possono essere utili per creare consapevolezza? Se sì in che modo e come andrebbero strutturati?
Sì, credo che l’educazione a uno stile di vita sano debba partire anche dalle scuole, promossa sia dagli istituti scolastici che dagli insegnanti. I programmi di educazione alimentare potrebbero completare l’istruzione dei bambini e dei ragazzi. Così come viene insegnato il funzionamento del corpo umano, sarebbe utile introdurre anche i concetti di nutrizione e dei nutrienti necessari per il suo corretto funzionamento.

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Un approccio ancora più efficace sarebbe quello interattivo, soprattutto per i più piccoli. In questo ambito, i nutrizionisti della Fondazione Valter Longo sono già stati coinvolti in passato e continueranno a esserlo in progetti educativi rivolti agli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, nonché alle famiglie.
Parlando di bambini, quali sono i comportamenti più errati e quali i migliori riscontrati in anni di studi, ricerche e analisi nel settore nutrizione?
Il livello di inattività tra bambini e adolescenti è davvero preoccupante, con un calo significativo dell’esercizio fisico e un aumento della sedentarietà. Come evidenziato anche nel mio libro, meno di un terzo dei ragazzi è attivo durante la giornata, ad esempio camminando o andando in bicicletta, mentre una porzione maggiore trascorre più di due ore al giorno davanti a schermi (TV, videogiochi, tablet o cellulare). Inoltre, solo il 40% dei giovani partecipa a un’attività sportiva organizzata per almeno un’ora, due volte a settimana. La sedentarietà, quindi, è una delle principali cause dell’obesità infantile e adolescenziale. Per non parlare delle abitudini alimentari, per cui la maggior parte dei bambini italiani consuma troppe proteine, grassi saturi, sale, zuccheri semplici e alimenti contenenti amidi come pane, pasta, patate e riso, e troppo poche fibre, verdure e legumi.
È fondamentale far comprendere l’importanza di un’attività fisica regolare e di una nutrizione adeguata per il benessere e la salute generale. Un altro fenomeno preoccupante, soprattutto tra i giovani sportivi, è l’aumento dei disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia. Comportamenti problematici che non riguardano solo l’eccessiva assunzione di cibo, ma anche abitudini alimentari disfunzionali o malnutrizione, intesa come la carenza o insufficienza di nutrienti essenziali per il corpo. Oppure, questa volta da parte degli adulti, la scarsa capacità dei genitori di riconoscere il sovrappeso nei propri figli. Secondo diverse stime, la maggior parte dei genitori non è infatti consapevole del peso dei propri figli e oltre il 60% dei genitori, in generale, non riconosce il sovrappeso, percentuale che può arrivare fino al 90% nei casi di bambini effettivamente in sovrappeso.
I comportamenti più virtuosi, invece, riguardano la naturale capacità dei bambini di apprendere, anche attraverso il gioco. Strumenti come album da colorare o attività interattive li aiutano ad associare correttamente gli alimenti e a sviluppare una maggiore consapevolezza alimentare. Spesso, queste conoscenze vengono condivise in famiglia, generando un circolo virtuoso in cui l’educazione nutrizionale dei più piccoli si riflette positivamente anche sugli adulti.
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