Entriamo nel dettaglio del processo educativo cinofilo, a partire dagli strumenti che la pedagogia ci offre, attraverso delle “pillole” di consapevolezza che integrano l’articolo precedente pubblicato su questo tema.
Un percorso educativo e pedagogico deve necessariamente comporsi di due aspetti fondamentali in fase iniziale: osservazione e ascolto del/della protagonista, come già anticipato nel precedente articolo. Innanzitutto, pretendere che ciascun protagonista risponda al percorso educativo e di apprendimento secondo il metro di misura imposto dal professionista sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo (tempistiche) significa ignorare il protagonista: questo non è educare.
Soggettività nei tempi di apprendimento
Per educare è fondamentale rispettare i tempi del protagonista con il quale stiamo entrando in relazione, senza rifarsi a scadenze preconfezionate o tempistiche imposte dall’adulto o dalla società.
Educare e facilitare l’apprendimento significa trasmettere al protagonista la capacità di comprendere e vivere ai propri tempi. Quindi non bisogna darsi un timing prestabilito nel processo educativo con il cane, non dobbiamo avere fretta.

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Si apprende e si cambia attraverso la relazione
Le tecniche, gli strumenti e gli esercizi servono se considerati facilitatori di relazione. Quindi è bene diffidare da professionisti che propongono solo tecniche e strumenti per “correggere” i comportamenti indesiderati del cane. Senza relazione non si otterrà nulla a lungo termine e solo attraverso il cambiamento di tutti i protagonisti del campo relazionale avverranno i cambiamenti.
Affidarsi al proprio cane può condurre verso una nuova consapevolezza corporea, osservando le sue posture, il suo modo di camminare, il suo modo di far capire come si sente. Sarà evolutivo anche per gli umani.

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È l’emozione che decide
Dobbiamo arrenderci all’idea che di fronte ad un problema, difficoltà o esercizio che richieda di mettere in atto una competenza non sia la testa a scegliere ma l’emozione. Benché come esseri umani siamo convinti che la cognizione abbia potere sull’emozione, dobbiamo arrenderci all’idea che non è così.
Un processo educativo duraturo e stabile deve portare il protagonista a comprendere, leggere e fare esperienza delle sue emozioni, affinché sia efficace. Quindi ritorniamo al valore delle emozioni, che sono il motore del processo educativo.
Comportamento problematico come forma di comunicazione
Che cosa sta comunicando il protagonista con un comportamento che per noi è problematico? Cosa ha bisogno di mostrare di sé? Esistono modi alternativi che il protagonista ha per comunicare il medesimo messaggio in una forma migliore per sé e poi per la società? Il comportamento indesiderato non va eliminato, va ascoltato il messaggio sotteso, e allora, e solo allora, il cane non avrà più bisogno di agirlo, perché si sente accolto e visto.

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Il processo di contaminazione e il diritto all’errore
Dopo il percorso educativo tutti gli attori coinvolti nella relazione cambieranno la loro percezione del mondo e di sé nel mondo. Quindi la relazione con il nostro cane cambierà per sempre noi stessi e quindi il corso della nostra vita: siamo pronti a questo? Sarà un cambiamento fortemente di crescita ed evolutivo.
Inoltre, un percorso educativo non può e non deve rimandare al concetto di perfezione. Non esiste perfezione in ogni essere che incontriamo, così come non esiste in noi. Dobbiamo fare i conti e disarmarci di fronte a questa consapevolezza. Siamo esseri imperfetti in un mondo imperfetto.
Un percorso educativo e pedagogico deve portare ad accogliere e accettare le imperfezioni del proprio protagonista, fornendo la possibilità di sbagliare, stimolando la diffusione del diritto all’errore. Quindi l’errore è il punto di partenza per un salto in avanti. Attraverso gli errori possiamo maturare consapevolezza e crescere, esattamente come succede per il nostro cane.
Apprendimento, educazione e competenza
Non bisogna limitarsi a dare valore ai “trick”, ai comandi. Non dobbiamo avere il comando su un altro essere vivente, dobbiamo piuttosto guidarlo come farebbe un leader, senza imporsi ma lasciandosi condurre. Le emozioni che associamo al processo educativo o di apprendimento non solo ne influenzano l’efficacia, ma addirittura condizionano la vita del protagonista quando accederà a quanto ha appreso.
Apprendere, imparare, conoscersi e conoscere in un clima di fiducia e gioia significa amplificare esponenzialmente le capacità di apprendimento e soprattutto di accesso a quanto appreso. Sviluppare competenza significa permettere al protagonista di poter far fronte in maniera proattiva alle situazioni che vive, “tirando fuori” tutte le sue risorse.

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“Apprendimento” fa rima con “incoraggiamento”
Un incoraggiamento modifica i circuiti neuronali più di 89 rimproveri. Sono le emozioni i vettori dell’apprendimento: ciò che dà gioia, piacere viene ricercato continuamente e trattenuto. Occorre stimolare le emozioni di gioia, felicità, allegria, che richiamano il cervello a ripetere quell’esperienza .
Il cervello è per natura una macchina per imparare, distinguendo quello che ci fa bene da quello che ci fa male: quando riceve segnali di paura la reazione è la fuga, quindi l’allontanamento anziché l’avvicinamento a conoscere. Quindi, ancora un volta, soffermiamoci e incoraggiamo il cane quando è il momento. Questo è un grande insegnamento anche per noi.
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