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Il pasto è un atto sociale e di longevità

di Annarita Cacciamani

Donatella Ballardini, direttrice sanitaria del Centro Gruber di Bologna, sostiene che vivere a lungo ha senso solo se accompagnato da qualità della vita, autonomia, benessere fisico e mentale.

 

La longevità è un progetto a lungo termine che si costruisce ogni giorno. E uno degli strumenti più potenti per realizzarlo è il cibo. Ne è convinta la dottoressa Donatella Ballardini, specialista in Pediatria e Scienze dell’Alimentazione, direttrice sanitaria e medico del Centro Gruber di Bologna, intervenuta a Reggio Emilia a un evento nella sede dell’azienda Cirfood. Il piatto, secondo Ballardini, è veicolo di salute, ma anche di cultura, relazione e rispetto.

Nel contesto lavorativo, per esempio, dove le persone consumano anche 250 pasti all’anno nello stesso ambiente, la qualità del cibo fornito diventa davvero importante. «La ristorazione aziendale non è solo un atto dovuto. È un’opportunità per creare salute», ha affermato la dottoressa. Non si tratta solo di evitare malattie croniche: «Mangiare bene migliora anche la qualità della vita e l’umore, e questo incide sull’intero arco dell’esistenza».

Donatella Ballardini all’evento Cirfood del 3 aprile 2025 / credits Cirfood

In alcuni progetti sperimentali seguiti dal suo team, l’introduzione di menu più equilibrati, ambienti accoglienti e maggiore libertà nella scelta degli alimenti ha portato, nel tempo, a un cambiamento significativo delle abitudini alimentari. «Abbiamo osservato un’inversione di tendenza: più persone scelgono cibi vegetali e protettivi, con una netta riduzione del consumo di grassi animali», spiega Ballardini. »E ciò che colpisce è che questo cambiamento è stato percepito positivamente, anche a livello di benessere generale».

Il cibo come leva di prevenzione attiva

«Parlare di prevenzione è difficile perché è una promessa per il futuro, e le persone vogliono benefici concreti nel presente», ha ammesso l’esperta. Per questo motivo, la strategia del Centro Gruber ha incluso non solo interventi nutrizionali, ma anche ambientali: modifiche nella distribuzione dei pasti, nell’atmosfera della mensa, e nelle modalità di fruizione. «Abbiamo adottato il sistema free flow per dare maggiore libertà e piacere nella scelta, valorizzando soprattutto frutta e verdura».

L’impatto sulla longevità, in questo caso, si misura in termini di riduzione dei fattori di rischio, ma anche di adesione spontanea a uno stile di vita che si può mantenere nel tempo. Questo è un nodo chiave della longevità: la sostenibilità delle abitudini sane. A questo proposito, la dottoressa ha spostato poi l’attenzione sul piano ambientale, collegandolo direttamente al concetto di salute a lungo termine. «La sostenibilità deve essere completa, altrimenti è solo un’etichetta. Un olio esausto in eccesso, una tovaglietta cartacea inutile: sono dettagli che, sommati, compromettono il nostro ambiente e quindi la nostra salute futura». Nel suo lavoro di consulenza, infatti, Ballardini analizza ogni aspetto della ristorazione aziendale, anche quelli meno visibili: metodi di cottura, scelte tecnologiche nelle cucine, logiche di approvvigionamento. 

Photo: Freepik

Dieta planetaria e “One Health”: una visione sistemica 

In chiusura, il discorso si è ampliato: «Il concetto di “One Health” lega la salute dell’uomo, degli animali e del pianeta. Il modo in cui produciamo e consumiamo cibo ha un impatto diretto sugli ecosistemi e sulle malattie croniche», ha affermato Ballardini.

Per lei, il modello alimentare del futuro è quello della cosiddetta “dieta planetaria”, cioè riduzione delle proteine animali, aumento di legumi, cereali integrali, frutta e verdura. Non si tratta quindi solo di cambiare il menu di un’azienda. Si tratta di creare sistemi alimentari resilienti che possano sostenere la salute delle generazioni attuali e future. E, nella visione di Ballardini, questa è la vera radice della longevità.

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Photo cover: Rawpixel.com / Freepik

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