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Cuore e algoritmi: l’intelligenza artificiale può migliorare la salute cardiaca e la longevità?

di Alice Passamonti
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Mentre gli algoritmi di machine learning e deep learning velocizzano le diagnosi e contribuiscono a migliorare la qualità delle cure, medici e istituzioni si interrogano sui rischi e sulle implicazioni etiche e legali di questa innovazione tecnologica, che potrebbe ridefinire la natura dell’assistenza medica e aprire nuove prospettive per una longevità più sana e consapevole.

 

Diagnosi precoce di ipertensione, infarto e scompenso cardiaco, monitoraggio efficace dei pazienti ad alto rischio ricoverati per patologie cardiache, con la possibilità di ridurne la mortalità fino al 31%. In un mondo trasformato dalle innovazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale (IA) sta trovando applicazione anche nel campo della medicina, in particolare in cardiologia. Grazie a un complesso sistema di algoritmi di machine learning e deep learning, l’IA è infatti in grado di analizzare elettrocardiogrammi ed ecocardiogrammi, risonanze magnetiche e Tac, in maniera rapida e molto accurata. Tanto che la Società Italiana di Cardiologia ha riconosciuto le potenzialità dell’IA nel supportare il lavoro dei cardiologi in fase diagnostica e migliorare la qualità delle cure. 

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Photo: Freepik

Etica e trasparenza: le sfide aperte dell’innovazione

Tuttavia, l’uso dell’IA in medicina rimane oggetto di studi e solleva una serie di questioni etiche e legali, rispetto alla responsabilità del medico, alla natura dell’assistenza medica e al trattamento dei dati sensibili. Per questo, è fondamentale che l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale sia regolamentata. A livello europeo, l’AI Act è la prima normativa completa dell’Unione Europea che introduce regole più precise, definite sulla base di un approccio Risk-based, riconoscendo quattro livelli di rischio da minimo a inaccettabile: i dispositivi medici basati su sistemi di IA rientrano tra quelli considerati ad alto rischio, il che impone il rispetto di maggiori obblighi e criteri di conformità, a tutela della salute dei pazienti. 

A livello nazionale, il disegno di legge n. 1146/2024 (attualmente all’esame delle commissioni parlamentari), prevede l’introduzione di nuove regole sul trattamento dei dati personali in ambito sanitario, norme che secondo il Garante per la Privacy possono essere migliorate. Nel testo del provvedimento, si riconosce l’utilità dell’IA come strumento di «supporto nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica», precisando che spetta sempre al medico la decisione finale e che il paziente ha il diritto di essere informato sull’uso di queste tecnologie e sui vantaggi in termini diagnostici e terapeutici. Inoltre, il paziente ha il diritto «di ricevere informazioni sulla logica decisionale utilizzata»

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Photo: Freepik / DC Studio

Gli operatori sanitari, tra entusiasmo e cautela

Proprio su questo aspetto, si era già espresso nel 2022 il Consiglio Superiore di Sanità, sottolineando l’importanza di preservare il rapporto umano tra medico e paziente, basato su una comunicazione chiara e trasparente, anche riguardo alle procedure utilizzate per arrivare alla diagnosi. In questo senso, alcuni processi decisionali dell’IA, specialmente quelli generati da algoritmi di deep learning, rimangono ad oggi opachi e non sempre consentono al medico di analizzare come l’IA sia arrivata ad una certa conclusione.

Di fronte a questa innovazione tecnologica, come emerge da una recente indagine di Univadis from Medscape Italia, i medici italiani si mostrano interessati ma prudenti. Riconoscono la grande capacità dell’IA di ridurre il rischio di errore nelle diagnosi e nei trattamenti e anche la sua utilità nella gestione delle attività cliniche, ma rimangono preoccupati per l’eventuale «impatto negativo sull’indipendenza del giudizio clinico». Per garantire l’applicazione dell’intelligenza artificiale in modo sicuro e conforme agli standard professionali ed etici, l’85% degli intervistati ritiene che l’uso dell’IA debba essere «attentamente monitorato da Governi o istituzioni mediche».  

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Alice Passamonti

Photo Cover: Freepik / onlyyouqj

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