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Marcello Costantini: «Ecco come cuore e cervello comunicano secondo la psicobiologia»

di Elisa Marasca
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Longevità, consapevolezza corporea e regolazione emotiva sono strettamente connesse. Marcello Costantini, professore associato di Psicobiologia e coordinatore del Master in Psychology of Well-being and Performance, propone strategie scientifiche per armonizzare il dialogo interno tra sistemi fisiologici e migliorare la nostra vita.

 

Non è solo questione di genetica o stile di vita: la longevità si costruisce anche nel rapporto che abbiamo con il nostro corpo. Cosa accade, per esempio, quando cuore e cervello si sincronizzano? Per Marcello Costantini, docente dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara e dell’ INGENIUM European University, questa armonia può essere la chiave per contrastare il declino cognitivo e favorire una vecchiaia attiva. Attraverso studi innovativi sull’interocezione e la coerenza cardiocerebrale, l’esperto offre una visione integrata del benessere che parte dall’interno e si riflette in ogni aspetto della nostra esistenza. 

Cosa l’ha spinta a dedicarsi allo studio della psicobiologia?

Fin dai primi anni dei miei studi universitari, sono rimasto affascinato dal legame profondo tra mente e corpo. La psicobiologia, con il suo approccio interdisciplinare, mi è apparsa subito come un campo ideale per esplorare queste connessioni. È una disciplina che consente di indagare non solo il funzionamento del cervello, ma anche il modo in cui le funzioni corporee influenzano il nostro comportamento, le emozioni, la percezione del mondo. In particolare, ho sempre sentito la necessità di comprendere i processi alla base della nostra esperienza soggettiva, di ciò che ci rende consapevoli e vivi nel corpo che abitiamo.

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Photo: Freepik / wayhomestudio

Quali sono le scoperte più rilevanti sul rapporto tra percezione e invecchiamento?

Negli ultimi decenni è emerso con sempre maggiore evidenza che l’invecchiamento non rappresenta soltanto un processo di decadimento, ma anche una fase di riorganizzazione funzionale del cervello e dell’intero organismo. Le ricerche più recenti hanno evidenziato come i cambiamenti nei processi percettivi — in particolare nella propriocezione e nell’interocezione — possano influenzare profondamente il senso di sé, l’equilibrio posturale e il benessere psicologico. Un dato particolarmente interessante riguarda il progressivo declino, negli anziani, non solo della capacità di percepire stimoli provenienti dall’ambiente esterno, come suoni e immagini, ma anche dei segnali interni al corpo. Questa ridotta sensibilità interocettiva può contribuire al deterioramento delle funzioni cognitive. Tali evidenze suggeriscono che il potenziamento della consapevolezza corporea, attraverso strategie mirate, potrebbe svolgere un ruolo protettivo nel processo di invecchiamento, promuovendo una migliore qualità della vita.

Una delle sue ultime ricerche, infatti, evidenzia un legame tra la consapevolezza interocettiva e le risposte cerebrali. In che modo questi risultati potrebbero essere applicati per migliorare il benessere e la longevità?

L’interocezione — ovvero la capacità di percepire ciò che accade all’interno del corpo, come il battito cardiaco, la respirazione o la tensione viscerale — rappresenta una componente fondamentale della salute mentale e fisica. Gli studi indicano che una percezione accurata degli stimoli interocettivi è associata a risposte cerebrali più efficienti e adattive, in particolare nei circuiti coinvolti nella regolazione emotiva e nell’elaborazione degli stati corporei. Questi risultati aprono la strada a interventi mirati, come la meditazione, la respirazione consapevole o il biofeedback, che possono contribuire a migliorare la regolazione delle emozioni, a ridurre lo stress cronico e, di conseguenza, a favorire una maggiore longevità e una migliore qualità della vita.

Rimanendo sulle sue ultime pubblicazioni, in che modo le interazioni cervello-cuore possono aiutare a prevenire il declino cognitivo?

Il cuore e il cervello comunicano costantemente. Questa comunicazione bidirezionale, che avviene attraverso vie neurali, ormonali e meccaniche, ha un impatto sorprendente sulle funzioni cognitive. Si è osservato che una sincronizzazione più armonica tra i ritmi cardiaci e l’attività cerebrale è correlata a migliori prestazioni cognitive e a una maggiore resilienza allo stress. Promuovere questa coerenza cardiocerebrale — attraverso pratiche come la coerenza cardiaca o l’esercizio fisico regolare — potrebbe rivelarsi una strategia potente per rallentare o prevenire il declino cognitivo legato all’età.

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Photo: Freepik

Quali pratiche quotidiane consiglia per mantenere un buon equilibrio neurofisiologico?

Ritengo che la chiave sia l’equilibrio tra stimolazione e recupero. La mente e il corpo hanno bisogno di essere attivi, ma anche di momenti di pausa. Pratiche semplici ma regolari come camminare nella natura, respirare profondamente, dormire bene e coltivare relazioni significative sono fondamentali. Inoltre, consiglio sempre di prestare attenzione ai segnali del corpo: imparare ad ascoltarsi è un atto di cura profonda. La scienza ci dice che anche brevi momenti di consapevolezza corporea, distribuiti nella giornata, possono avere un impatto positivo duraturo sul nostro equilibrio neurofisiologico.

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Elisa Marasca

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