Il docente dell’Università di Groningen, nei Paesi Bassi, spiega come agire sulle cellule senescenti per cambiare la traiettoria della nostra salute: dai nuovi farmaci senolitici agli stili di vita che rallentano il declino dei tessuti.
Cosa succederebbe se potessimo rallentare l’invecchiamento agendo direttamente sulle cellule che lo provocano? È la domanda a cui cerca di rispondere Marco Demaria, professore ordinario di invecchiamento cellulare alla facoltà di Medicina dell’Università di Groningen e direttore dell’Istituto di Mechanisms of Health, Aging and Disease (MoHAD) dell’Ospedale universitario di Groningen . L’oggetto del suo studio sono le cellule senescenti. Si tratta di cellule che smettono di dividersi ma restano attive, influenzando profondamente la salute dei nostri tessuti. Alla guida di un laboratorio all’avanguardia, Demaria punta a trasformare l’approccio alla medicina: non più solo curare le malattie, ma prevenirle intervenendo sulle radici biologiche dell’invecchiamento. Lo abbiamo intervistato in vista della sua partecipazione al “Senotherapeutics Revolution Forum”, in programma a Lugano (Svizzera) il 30 giugno.
Su cosa si concentra la sua attività di ricerca?
La mia attività di ricerca si focalizza sul comprendere i meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento e sviluppare strategie per estendere la salute umana nel tempo. Il mio obiettivo principale è contribuire a un cambiamento della medicina: passare da un approccio reattivo, che cura le malattie una volta manifestate, a uno preventivo, che agisce sui processi biologici dell’invecchiamento. Credo che questo sia il metodo più efficace e sostenibile per migliorare la qualità della vita, specialmente in un mondo in rapido invecchiamento.
Che cosa sono le cellule senescenti?
Le cellule senescenti sono cellule che, in risposta a uno stress o un danno — anche accumulato nel tempo — entrano in uno stato di fermo permanente: smettono di dividersi, ma non muoiono. Rimangono vive, metabolicamente attive e spesso influenti nell’ambiente circostante. Questo stato ha una funzione protettiva naturale, come prevenire la trasformazione tumorale e favorire la riparazione dei tessuti. Tuttavia, se non eliminate, queste cellule si accumulano e rilasciano molecole pro-infiammatorie, contribuendo all’invecchiamento e a malattie croniche come artrosi, fibrosi, malattie cardiovascolari e persino alcuni tumori.

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In che modo possono essere utilizzate queste cellule per migliorare la nostra salute?
Le cellule senescenti sono un meccanismo chiave dell’invecchiamento. La ricerca cerca di modularle farmacologicamente o con altri interventi per migliorare la qualità della vita. Alcune cellule senescenti sono benefiche e possono essere sfruttate, ma quando si accumulano con l’età diventano dannose. Per questo, si stanno sviluppando farmaci “senolitici”, capaci di eliminarle selettivamente, e farmaci “senomorfici”, che non le uccidono ma riducono la loro capacità di rilasciare molecole tossiche.
Sono già state sperimentate applicazioni in questo senso?
Sì, ci sono stati progressi significativi. Studi su modelli animali hanno mostrato che eliminare cellule senescenti può migliorare la funzione di vari organi e rallentare l’insorgenza di malattie croniche legate all’età. Alcuni senolitici e senomorfici sono già stati testati in piccoli studi clinici su esseri umani affetti da fibrosi polmonare, malattie renali croniche, Alzheimer e degenerazione maculare. Sebbene siamo ancora in fase 2, i risultati preliminari sono promettenti. L’obiettivo futuro è intervenire in anticipo, prima che insorgano le malattie, anche con stili di vita preventivi e farmaci più selettivi.
Quali sono gli elementi principali dello studio che presenterà a Lugano?
Voglio sottolineare il ruolo centrale delle cellule senescenti nell’invecchiamento biologico e il loro potenziale come bersaglio per approcci farmacologici e nutraceutici. Tuttavia, è fondamentale distinguere tra cellule senescenti benefiche e dannose. All’inizio si cercava di eliminarle tutte, ma ora l’obiettivo è sviluppare interventi selettivi, per evitare effetti collaterali legati all’eliminazione delle cellule utili. Presenterò i nostri studi volti a caratterizzare le diverse categorie di cellule senescenti, con l’intento di perfezionare questi approcci terapeutici mirati.
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