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L’ascesa della medicina della longevità: impatti sulla sostenibilità del sistema sanitario

di Annarita Cacciamani
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Longevity Journal è stato media partner della seconda edizione del “Milan Longevity Summit 2025”. Ecco cosa è emerso dalla tavola rotonda “L’ascesa della medicina della longevità” con Giovanna Gigliotti (UniSalute), Stefano Massaro (Cerba Healthcare) e Nino Cartabellotta (Fondazione GIMBE).

 

Nell’ambito del Milan Longevity Summit, il teatro Franco Parenti ha ospitato un dibattito che si è concentrato sulla sostenibilità del sistema sanitario, sull’accessibilità ai servizi di prevenzione e sul ruolo delle nuove tecnologie nella medicina della longevità. Relatori sono stati Giovanna Gigliotti, CEO di UniSalute, Stefano Massaro, CEO di Cerba Healthcare e Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione GIMBE. Il dibattito ha evidenziato l’importanza di integrare sanità pubblica e privata per garantire la sostenibilità del sistema e promuovere uno stile di vita sano e longevo. Il fulcro della discussione tra i relatori sono state le modalità per avere sistema sanitario in grado di affrontare le sfide demografiche e di salute del futuro.

La prevenzione come priorità per la longevità

Stefano Massaro, CEO di Cerba Healthcare, azienda che gestisce numerosi centri di diagnostica ambulatoriale, ha subito messo in evidenza un punto fondamentale: la prevenzione è l’unica via per garantire una longevità sana. «Se parliamo di medicina della longevità, dobbiamo concentrarci sulla prevenzione, che è il cuore di questo cambiamento», ha dichiarato Massaro. L’analisi dei dati, unita a protocolli preventivi personalizzati, è il modello su cui Cerba sta lavorando. Massaro ha illustrato come, grazie alla tecnologia e a studi scientifici validati, siano possibili esami di screening che permettano di identificare e monitorare i fattori di rischio prima che diventino patologie gravi. «Abbiamo creato dei protocolli di esami, a cui abbiamo dato il nome Longevity» ha affermato.

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Photo: da video YouTube dell’evento

Il sistema sanitario pubblico e privato: un equilibrio necessario

Uno dei temi centrali della tavola rotonda è stato il rapporto tra il sistema sanitario pubblico e quello privato. Collegato da remoto, Nino Cartabellotta, medico specialista in Gastroenterologia e in Medicina Interna, ha sottolineato la crescente spesa sanitaria in Italia, mettendo in evidenza che la sanità pubblica ha un ruolo fondamentale nel contenere i costi, ma che il sistema privato deve essere un valido supporto per garantire a tutti l’accesso alle cure. «In Italia dal 2023 al 2030 è previsto che la spesa sanitaria passi da 175 miliardi a 186 miliardi», ha spiegato Cartabellotta, evidenziando che una parte importante di questa spesa è sostenuta dai cittadini, che spesso devono coprire personalmente una parte significativa delle spese sanitarie.

Tuttavia, Cartabellotta ha anche messo in evidenza un aspetto critico: «Se il sistema pubblico continua a indebolirsi, l’intero sistema sanitario, compreso quello privato e integrativo, rischia di non reggere. Se il sistema pubblico funziona meno, tutto finisce per gravare sulla sanità privata e integrativa», ha aggiunto, sollevando la questione della necessità di un intervento politico per rafforzare il settore pubblico.

Sanità integrativa e lavoro in sinergia

Paola Gigliotti, CEO di UniSalute – il ramo di Unipol che si occupa di sanità integrativa – nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza di una collaborazione sempre più forte tra sanità pubblica e privata. «Il secondo pilastro, che è quello della sanità integrativa, di cui noi ci occupiamo, non può esistere se non c’è un primo pilastro forte», ha dichiarato, concordando con Cartabellotta sull’urgenza di un approccio integrato. Ha inoltre richiamato l’attenzione sul fatto che la spesa per la prevenzione in Italia è molto bassa rispetto ad altri paesi, con solo il 6-8% della spesa sanitaria destinata alla prevenzione. «Ogni euro speso in prevenzione significa che lo Stato ne risparmia 14 in cure», ha aggiunto, evidenziando come un aumento degli investimenti in prevenzione possa contribuire a ridurre i costi complessivi per il sistema sanitario.

La solitudine e la qualità della vita delle persone anziane

Infine, è emerso anche il tema della solitudine degli anziani, un problema crescente in Italia, soprattutto nelle grandi città, dove molte famiglie sono composte da una sola persona. Stefano Massaro ha fatto un parallelismo tra l’importanza della socializzazione nella longevità e il ruolo che le tecnologie wearable potrebbero avere nel monitoraggio e nella promozione di uno stile di vita sano. «Creare le condizioni per la socializzazione è fondamentale per migliorare la qualità della vita, soprattutto tra gli anziani», ha affermato, parlando anche delle opportunità offerte dalla tecnologia nella gestione della salute.

La tavola rotonda ha così messo in evidenza una riflessione condivisa da tutti i relatori: la longevità non è solo una questione di salute fisica, ma anche di benessere mentale e sociale. La capacità di affrontare l’invecchiamento in modo sano dipende da un sistema che integri prevenzione, assistenza e qualità della vita.

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Annarita Cacciamani

Photo cover: Freepik

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