Il direttore della Fondazione Aeon, co-organizzatrice del Milan Longevity Summit 2025, lancia un messaggio chiaro: non basta curare, serve prevenire. E punta a un’alleanza tra scienza, media e istituzioni per diffondere stili di vita salutari e contrastare l’epidemia silenziosa delle malattie croniche.
Il Milan Longevity Summit, manifestazione promossa da Brain Circle Italia con la collaborazione di numerosi partner, si è concluso al teatro Franco Parenti di Milano, che è stato il palcoscenico delle quattro giornate della manifestazione. Molti convegni sono stati organizzati dalla Fondazione Aeon e Longevity Journal, media partner dell’evento, ha intervistato il direttore della Fondazione Nicola Marino.
Di cosa si occupa la vostra organizzazione?
Fondazione Aeon è attiva in tre ambiti. Il primo è la ricerca scientifica interdisciplinare sulla longevità, un approccio che non si limita solo alla medicina e alla biologia, ma che include anche gli aspetti sociali, demografici ed economici legati all’invecchiamento della popolazione. L’obiettivo è sviluppare strategie per migliorare la qualità della vita delle persone anziane, ritardare l’insorgenza delle malattie legate all’età e promuovere una longevità in salute.
Il secondo aspetto è la sensibilizzazione del pubblico, attraverso eventi come il Milano Longevity Summit, giunto alla sua seconda edizione. È essenziale che le persone comprendano l’importanza della longevità sana e delle buone pratiche per garantirla, come la prevenzione, la nutrizione equilibrata e la gestione dello stress.
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Il terzo ambito riguarda lo sviluppo di policy sulla longevità. La Fondazione fornisce supporto scientifico all’intergruppo parlamentare su demografia e longevità, collabora con istituzioni nazionali e internazionali e ha contribuito a una risoluzione OSCE (Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa). L’obiettivo è promuovere politiche che favoriscano il benessere delle generazioni future, attraverso riforme sanitarie e sociali adeguate alle nuove sfide dell’invecchiamento.
Qual è il messaggio principale che avete voluto trasmettere al Summit?
Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo diffondere l’importanza della medicina della longevità attraverso nuovi progetti, open innovation, partnership strategiche, ricerca scientifica e condivisione delle conoscenze. Viviamo in un’epoca di crisi demografica, caratterizzata da un aumento dell’età media della popolazione e da una crescita esponenziale delle malattie croniche come le patologie cardiovascolari, i disordini metabolici e le malattie neurodegenerative non oncologiche. Questi fenomeni pongono una seria minaccia alla sostenibilità dei sistemi sanitari e hanno un impatto significativo sull’economia globale.
Numerosi studi scientifici, tra cui quelli pubblicati su riviste come “The Lancet” e “Nature Aging”, evidenziano che l’adozione di strategie di prevenzione, come l’attività fisica regolare e una dieta equilibrata, può ridurre significativamente il rischio di malattie croniche e aumentare la qualità della vita negli anni avanzati.
Investire nella longevità in salute significa non solo migliorare la qualità della vita delle persone, ma anche ridurre i costi sanitari, aumentare la produttività e creare nuove opportunità economiche in settori come la biotecnologia e la prevenzione.
Come trasmettete questo messaggio al grande pubblico?
È fondamentale trasmettere informazioni basate su evidenze scientifiche, supportate da clinici e professionisti sanitari. Tuttavia, la comunicazione deve avvenire in modo chiaro e comprensibile per tutti, evitando tecnicismi eccessivi. Dobbiamo superare la distanza tra il mondo della ricerca e la società, coinvolgendo media, istituzioni e aziende nella divulgazione di un messaggio di prevenzione e consapevolezza. Dobbiamo promuovere un cambiamento culturale, spostando l’attenzione da una medicina reattiva, che interviene solo quando la malattia è già presente, a una medicina preventiva, che aiuti le persone a rimanere in salute il più a lungo possibile. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un approccio preventivo basato su screening regolari, stile di vita sano e accesso all’educazione sanitaria può ridurre del 30-50% il carico delle malattie croniche.
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C’è ancora molto lavoro da fare per sensibilizzare le persone ad adottare corretti stili di vita?
Il lavoro ancora da fare è enorme. Oltre a combattere abitudini dannose come il fumo e il consumo di sostanze stupefacenti, dobbiamo diffondere la consapevolezza su aspetti fondamentali per la longevità, come la nutrizione personalizzata, l’integrazione alimentare (quando necessaria), l’attività fisica mirata e la qualità del sonno. Un altro aspetto molto importante è il ruolo delle relazioni sociali. Studi scientifici, come quelli condotti dall’Harvard Study of Adult Development, dimostrano che le persone con una vita sociale attiva e un buon supporto emotivo vivono più a lungo e in condizioni migliori. Per questo, il concetto di “One Health” è sempre più rilevante: la salute individuale è profondamente legata all’ambiente sociale, economico e naturale in cui viviamo. Comunicare questi concetti in modo efficace al grande pubblico richiede un impegno collettivo da parte di istituzioni, ricercatori, aziende e media. Solo attraverso un’azione congiunta potremo promuovere una cultura della longevità sana e consapevole.
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[blockquote align=”none” author=”Annarita Cacciamani”]
