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La nuova frontiera della longevità: la riprogrammazione cellulare

di Leandro Ungaro
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Il professor Pier Mario Biava, figura di spicco nel campo della medicina rigenerativa e della ricerca sulla longevità, ci guida attraverso il panorama delle recenti scoperte nel campo della riprogrammazione e rigenerazione cellulare.

 

Con una lunga carriera come docente presso la Scuola di Specializzazione di Medicina del Lavoro di Trieste – e attualmente in forza all’Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico Multimedica di Milano – il professor Biava ha dedicato anni allo studio del rapporto tra cancro e differenziazione cellulare. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di diversi libri, ci offre oggi la sua visione sulle potenzialità della riprogrammazione cellulare fisiologica e sulla rigenerazione cellulare come strumenti per migliorare la salute e prolungare la vita.

Professor Biava, cosa è la riprogrammazione cellulare fisiologica e come può influenzare la salute e la longevità?

Il meccanismo di riprogrammazione fisiologica delle cellule è presente, in perfetto equilibrio, nell’organismo umano al suo stadio embrionale, che è dunque in grado di ricostruire il ciclo vitale della singola cellula. Purtroppo, col trascorrere degli anni, tale equilibrio si altera e le cellule decadono e muoiono per cause naturali o patologiche. Ora è possibile riprodurre questo meccanismo di rigenerazione anche negli organismi adulti, contrastandone il decadimento o la degenerazione grazie ai fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminali.

Quali sono le potenzialità della riprogrammazione cellulare per la rigenerazione di tessuti e organi nel corpo umano?

Quando si invecchia, aumenta progressivamente il rischio di tutti i tipi di malattie. Obiettivo della ricerca sui fattori di crescita e differenziazione è quello di riuscire a intervenire sul processo di invecchiamento e prevenire le patologie dovute alla degenerazione cellulare. Invecchiare non è una malattia ma un processo naturale, dovuto all’invecchiamento cellulare. In assenza di attività telomerasica, i Telomeri dei cromosomi delle cellule in attiva proliferazione si accorciano progressivamente; quando la lunghezza dei Telomeri scende sotto una soglia critica, le cellule staminali smettono di dividersi e muoiono. Negli anziani i Telomeri sono quindi più corti che nei giovani.

Un conto è arrivare a 120 anni come Matusalemme, un conto è arrivarci ancora in buona salute.

La longevità è un bilancio tra geni e ambiente, intendendo questo rapporto come il modo in cui le abitudini di vita interagiscono con il patrimonio genetico. In questo senso va visto l’invecchiamento, sempre tenendo presente che il patrimonio genetico può essere modificato in corsa. Oggi, grazie ai fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminali, si è in grado di mantenere i Telomeri lunghi per molto tempo, anche quando la cellula si divide. I fattori di crescita consentono alla cellula la ricrescita del telomero come avviene spontaneamente in gioventù.

Avendo citato i Telomeri, può spiegare meglio cosa siano e qual è la loro relazione con il processo di invecchiamento? Come possono essere preservati o rigenerati per favorire la longevità?

I Telomeri sono parti essenziali delle cellule umane che influenzano il modo in cui invecchiamo. I Telomeri rappresentano una sorta di “cappuccio” del DNA che protegge le cellule dagli errori durante la loro replicazione. Con il tempo questo cappuccio tende ad accorciarsi e perdere le sue proprietà protettive. Grazie ai fattori dello Zebrafish si previene questo problema promuovendo il mantenimento dei Telomeri. I Telomeri si accorciano ogni volta che le cellule si dividono. Quando il telomero diventa troppo corto, il cromosoma raggiunge una lunghezza critica e la cellula non può più replicarsi. Ciò significa che la cellula invecchia e muore. Tuttavia i fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminali possono rappresentare uno strumento molto efficace per promuovere gli antagonisti della senescenza cellulare in modo fisiologico. Il risultato è una cellula sana e potenzialmente una inversione del processo di invecchiamento.

Potrebbe condividere alcuni risultati significativi ottenuti tramite la rigenerazione cellulare, ad esempio nel trattamento dell’ipoacusia neuro-sensoriale?

Assieme alla mia equipe avevo visto che molti pazienti che usavano in associazione sia Cell Integrity Brain e Cell Integrity Age per patologie legate alla neuro-degenerazione ottenevano dei significativi benefici anche nel caso di sordità neurosensoriale che per definizione è una patologia irreversibile. Infatti nessuno al mondo è mai riuscito a restituire l’udito a coloro che avevano un problema neuro-sensoriale a carico dell’organo uditivo. Abbiamo quindi condotto uno studio specifico su 41 persone che avevano una ipoacusia neurosensoriale. Il 90% di queste persone ha migliorato l’udito in modo significativo. Ecco il link della pubblicazione scientifica: https://openaccesspub.org/joa/article/1761

Come si può migliorare il deficit cognitivo attraverso la rigenerazione cellulare e quali integratori o approcci suggerisce?

Il cervello funziona grazie ad una rete di 90 miliardi di neuroni, che, dopo aver raggiunto il massimo sviluppo, purtroppo non può che regredire. Benché certe regioni abbiano un declino più rapido di altre, in media ogni 10 anni perdiamo circa il 10% della materia grigia e della materia bianca. Le nostre capacità di ragionamento raggiungono dunque il massimo dopo i vent’anni per poi declinare inesorabilmente. Esistono molteplici patologie neurodegenerative, una di queste è l’Alzheimer. Fortunatamente però, oggi, grazie ai fattori di crescita e differenziazione delle cellule staminale prelevati in specifici momenti della vita embrionale si può arrestare la senescenza cellulare e prevenire dunque la neurodegenerazione. Gli integratori che suggerisco sono: Cell Integrity Brain e Cell Integrity Age.

Esiste la possibilità di rallentare il processo di senescenza attraverso la rigenerazione cellulare? In che modo?

È stata individuata una frazione del codice epigenetico che, per la prima volta nel mondo, si è rivelata in grado di mantenere attivi in modo naturale, senza manipolazioni genetiche, i geni staminali capaci di impedire l’invecchiamento cellulare. Si tratta degli stessi geni che Shinya Yamanaka, premiato con il Nobel nel 2012, aveva introdotto artificialmente con un retrovirus in una cellula differenziata. Tuttavia, tale cellula non può essere utilizzata senza rischi a causa delle manipolazioni subite, che modificano la ciclicità cellulare e mantengono la cellula in una fase di continua moltiplicazione. Nelle nostre ricerche, invece, le cellule aumentano la durata della loro vita senza subire manipolazioni, proprio sulla base di una regolazione fisiologica (epigenetica) dei geni staminali. Infatti, se si sospende la somministrazione di tali fattori, le cellule ritornano ad invecchiare, dimostrando pertanto che esse non hanno perso la loro ciclicità e la loro normale fisiologia.

 

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Pier Mario Biava

L’aumento della durata della vita cellulare è dovuta all’impedimento del taglio dei Telomeri, ovvero della parte terminale del cromosoma composto da sequenze ripetute di DNA; la funzione dei Telomeri è quella di proteggere le terminazioni dei cromosomi, consentire la divisione cellulare, proteggere dall’invecchiamento. Il telomero impedisce la degradazione progressiva dei cromosomi con rischio di perdita di informazione genetica: i Telomeri in questo modo agiscono come una sorta di orologio biologico, legato cioè ad un numero massimo di replicazioni del DNA, al termine del quale la cellula diventa troppo vecchia per essere mantenuta in vita. Allora essa prende la via della morte cellulare programmata e conclude in questo modo il suo ciclo vitale. I fattori isolati nei nostri studi non solo impediscono il taglio dei Telomeri, allungando in questo modo la durata della vita della cellula, ma attivano anche altri geni, come Bmi-1, che inducono la sintesi di varie proteine, che impediscono la senescenza cellulare. Un conto è arrivare a 120 anni come Matusalemme, un conto arrivarci ancora in buona salute.

Dunque questi fattori, che si possono ottenere solo in specifici e ben precisi momenti del differenziamento delle cellule staminali, non solo aumentano la durata della vita, ma mantengono le cellule giovani, impedendo a loro di invecchiare. Questo è molto importante perché se noi allunghiamo solo la durata della vita, ma le cellule invecchiano, allora si rischia di avere una vecchiaia con numerosi problemi e con un decadimento fisico notevole. Fortunatamente i fattori da noi isolati non lasciano invecchiare le cellule e così l’aumento della durata della vita può essere associato ad una buona condizione psico-fisica.

Quali sono le sfide principali nell’applicare la rigenerazione cellulare per promuovere la longevità e il benessere?

Il fatto di essere in grado di rigenerare i tessuti senza necessità di trapianto di cellule staminali ha comportato che in molte patologie degenerative quali: l’Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, malattie cardio-vascolari ecc. si potessero avere dei risultati clinici importanti per il benessere delle persone.

Quali sono i principali ostacoli tecnologici o etici che devono essere superati per rendere la rigenerazione cellulare una pratica comune nella medicina anti-invecchiamento?

Abbiamo dovuto studiare per molti anni come avviene il processo di differenziazione cellulare nel passaggio da una cellula staminale totipotente, ovvero l’uovo fecondato fino a dare luogo a 252 tipi di tessuti diversi che formano il nostro corpo. Abbiamo incontrato tanti ostacoli tecnologici perché non c’erano studi precedenti e abbiamo dovuto aspettare l’arrivo di nuove tecnologie come lo spettrometro di massa ad alta risoluzione. Per quanto riguarda l’etica non ci sono stati problemi e infatti anche il giornale cattolico Avvenire ha pubblicato parecchi articoli sulle ricerche che ho svolto proprio perché queste non hanno comportato nessuna manipolazione genetica e perché vengono impiegati embrioni di ovipari come lo Zebrafish.

Quali sono i principali ambiti di ricerca attualmente in corso nel campo della rigenerazione cellulare e della longevità?

Nel mondo vari ricercatori stanno conducendo molti studi al fine di rallentare la senescenza. Fintanto che non ci saranno tentativi di condurre manipolazioni genetiche per rallentare l’invecchiamento non ci saranno rischi per la salute umana.

Infine, Professor Biava potrebbe condividere alcuni consigli pratici per mantenere una buona salute e promuovere la longevità attraverso la scienza della rigenerazione cellulare?

Il consiglio pratico più importante è: essere in armonia con sé stessi e con gli altri e di cercare l’armonia del tutto. Quando noi siamo in armonia con il tutto emettiamo delle vibrazioni molto elevate che mantengono il nostro stato di salute ed anche quello delle persone che ci stanno vicine. Al contrario quando siamo preoccupati emettiamo vibrazioni a bassa frequenza che influenzano negativamente anche la salute delle persone che ci stanno vicino. Concludo affermando che se passiamo più tempo a ridere e meno a interessarci dei beni materiali come… il cibo e il denaro, ci manterremo in buona salute.

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Leandro Ungaro

Photo Cover: iStock / ipopba

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