Promosso dalla Fondazione Ebris, lo studio rappresenta un importante passo avanti nella conoscenza delle cause del disturbo autistico. Ma c’è ancora molto da fare.
I risultati del progetto GEMMA – Genome, Environment, Microbiome and Metabolome in Autism, lo studio multi-omico sui disturbi dello spettro autistico, rappresentano un importante traguardo ma allo stesso tempo sono il punto di partenza di una nuova consapevolezza che oggi deve spingere ad ulteriori approfondimenti.
Con l’intento di mettere una pietra miliare nella ricerca in campo autistico, il progetto GEMMA ha coinvolto un’equipe multi-disciplinare formata dalle migliori professionalità da tutto il mondo attraverso un approccio olistico e multi-omico, che analizza, cioè, i dati di diverse discipline biologiche come la genomica, la epigenomica, la ranscrittomica, la proteomica e la matabolomica. Ha coinvolto 344 famiglie, tra cui 71 con bambini a cui è stato diagnostico l’autismo, raccogliendo oltre 250 mila meta-dati attraverso l’analisi di più di 21 mila campioni.
«L’aumento della percentuale di diagnosi di autismo, che è passata da un bambino ogni diecimila, ad uno ogni 36/40 nel giro di pochi decenni, richiede che la comunità scientifica ed i governi facciano di tutto per frenare questa che è una vera e propria epidemia», commenta Alessio Fasano, professore di Pediatria al Massachusetts General Hospital – Harvard Medical School, dove dirige il Mucosal Immunology And Biology Research Center, presidente e direttore scientifico della Fondazione Ebris – European Biomedical Research Institute of Salerno – che ha coordinato questo progetto di ricerca internazionale, presentato lo scorso 30 aprile a Salerno.
Lo raggiungiamo in video-chiamata nel suo studio di Boston, dove è da poco rientrato, per meglio comprendere la portata di GEMMA.

Alessio Fasano
Da quale intuizione è iniziato questo progetto di ricerca?
Da una parte, siamo partiti dalla consapevolezza che c’è una interrelazione tra intestino e cervello. Lo abbiamo certamente sperimentato tutti, almeno una volta: quando siamo stressati, somatizziamo con sintomi intestinali e si è capito che il microbiota è parte integrante di questo “dialogo” tra intestino e cervello. Dall’altra parte, c’era il dato relativo ai bambini autistici, che presentano sintomi intestinali con grande frequenza rispetto ai bambini con sviluppo neurotipico.
Si è perciò pensato che potesse esistere una connessione tra le due cose: cambiamenti funzionali dell’intestino dovuti allo squilibrio del microbiota e i disturbi dello spettro autistico.
Da queste considerazioni è partita la nostra ricerca, che doveva superare una giusta diffidenza determinata dal cosiddetto “caso Wakefield”, un ex-medico che, alla fine degli anni ’90, millantò che l’autismo fosse una infiammazione intestinale causata dai vaccini. Stabilito che i vaccini non causano assolutamente l’autismo, il nostro studio è invece stato condotto con grande rigore scientifico dispiegando grandi risorse, sia economiche che umane.
Un progetto ambizioso e pioneristico sia per i risultati ai quali è arrivato sia per l’approccio e gli strumenti utilizzati: sette anni fa si iniziava solo a parlare di intelligenza artificiale e di multi-omica. Oggi le cose sono cambiate e si può contare su strumenti tecnologici a supporto, come appunto l’AI, che faciliterebbero la lettura di tanti dati.
Cosa significherebbe, in concreto, per le famiglie con bambini che soffrono di questo disturbo?
Chi vive con un bambino autistico si trova di fronte a due realtà. La prima è che il bambino vive in un mondo parallelo da cui non riesce a comunicare. La seconda, è che al momento non esistono soluzioni e perciò bisogna diffidare da chi propone cure e trattamenti, spesso molto costosi.
Tengo a precisare che con GEMMA non promettiamo nulla a queste famiglie, ma possiamo dire che il nostro studio pone le basi per costruire qualcosa che potrebbe essere molto importante in futuro.
Il nostro studio si differenzia infatti dagli altri condotti su bambini con diagnosi già confermata di disturbo dello spettro autistico, per cui non si è in grado risalire alla esatta correlazione tra microbiota ed autismo. L’ approccio da noi utilizzato infatti, prendendo in carico bambini a rischio di sviluppare disturbi dello spettro autistico (perché hanno familiarità), ci consente di capire la dinamica del microbiota in varie fasi: prima, durante e dopo la comparsa delle manifestazioni cliniche, perché il microbiota lascia delle “firme” biologiche che ci indicano chi, potenzialmente, potrebbe sviluppare il disturbo.
Tutto questo però va validato attraverso uno studio su grandi numeri, su migliaia di bambini, prima di poter avere riflessi importanti in termini di diagnosi precoce e cura.
Quali saranno i successivi sviluppi di questo progetto e quando ci si può aspettare di avere altri, importanti risultati?
Se quello che abbiamo visto attraverso la coorte limitata del progetto GEMMA, solo 344 bambini, venisse confermato da uno studio su larga scala, potremmo iniziare a concepire degli interventi di medicina personalizzata in base a ciascun paziente.
L’altra grande sfida è la prevenzione nei bambini che non hanno ancora sviluppato la patologia. Abbiamo il know how, abbiamo la tecnologia, abbiamo le professionalità ma riguardo alle tempistiche per arrivare ad altri, rilevanti risultati davvero non saprei dare un’indicazione perché esiste un problema economico.
Bisogna trovare i fondi per mettere insieme professionisti di alto profilo che possano lavorare a un progetto di ampio respiro. Esiste il Wellcome Leap, un’associazione no profit che sovvenziona la ricerca scientifica, ma non si può pensare di lasciare un argomento di questa rilevanza solo all’iniziativa dei privati e delle persone di buona volontà. È necessario l’intervento della sanità pubblica, dei governi, della politica sanitaria affinché la comunità scientifica possa aggregarsi e portare avanti questa ricerca di cui potrebbero beneficiare tante persone in futuro.

Alessio Fasano
Lei ha scoperto la zonulina, la proteina che ha un ruolo fondamentale nel preservare l’elasticità delle pareti intestinali. Come rientra in questo studio?
Lo scopo di GEMMA è stato di trovare i biomarcatori responsabili dell’autismo. Cinque sono le condizioni che incidono sullo sviluppo di qualsiasi malattia, compreso l’autismo: la predisposizione genetica, i fattori ambientali che scatenano i processi infiammatori, la perdita della barriera intestinale che protegge dai fattori scatenanti infiammazione, il sistema immunitario e il microbiota.
Attraverso il nostro studio, abbiamo scoperto che nei bambini che sviluppano l’autismo la zonulina aumenta in fase preclinica, determinando il passaggio di sostanze che istigano l’infiammazione. In questi bambini l’eccessiva presenza di zonulina è addirittura il prerequisito. Quindi ha una funzione importantissima nella determinazione di questa sindrome.
Cosa si augura per il futuro di questa ricerca?
GEMMA è in una fase di elaborazione di una mole di dati enorme, dalla quale deriveranno pubblicazioni che serviranno a portare il problema all’attenzione dell’opinione pubblica, delle associazioni di bambini autistici, di chi gestisce la sanità pubblica e della comunità nel senso più ampio. Soprattutto mi auguro che i governi possano capire il potenziale di questo studio e decidano di investire tempo e risorse per farlo andare avanti. Non voglio dare false speranze ma posso dire checon il progetto GEMMA è stato fatto un buon passo avanti verso la comprensione della sindrome a tutto tondo.
Riproduzione riservata
[blockquote align=”none” author=”Valentina Tafuri”]
