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Senescenza cellulare e terapie senolitiche: e se potessimo fermare l’invecchiamento?

di Florinda Ambrogio
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Quando le cellule smettono di dividersi ma non vengono eliminate, si trasformano in un fattore di rischio per patologie croniche. La medicina rigenerativa punta su nuove strategie per disinnescarle.

 

La senescenza cellulare è un processo naturale attraverso il quale le cellule perdono la capacità di dividersi e di svolgere le loro funzioni normali. È uno stato di arresto permanente del ciclo cellulare, indotto da stress o danni subiti da cellule che, in condizioni normali, sarebbero state capaci di replicarsi. 

Le cellule senescenti, conosciute anche come cellule “zombie”, sono cellule che hanno perso la capacità di svolgere le loro funzioni regolari e che, invece di andare incontro a morte programmata (apoptosi), rimangono nell’organismo. Questa loro permanenza non è innocua: rilasciano sostanze infiammatorie, come le citochine, che possono compromettere l’equilibrio dei tessuti.

La permanenza nell’organismo fa si che queste cellule “contagino” quelle vicine, trasformandole a loro volta in senescenti e creando una catena di danno che si estende progressivamente.

Il risultato è un’infiammazione cronica diffusa che può danneggiare gravemente i tessuti, contribuendo allo sviluppo di malattie come aterosclerosi, fibrosi epatica e polmonare, diabete e osteoartrosi. In condizioni normali, il sistema immunitario dovrebbe eliminare queste cellule, ma quando non riesce a farlo completamente, le cellule senescenti si accumulano, amplificando il danno.

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Photo: Pixabay / Fernando Zhiminaicela

Alcune cellule influenzano l’invecchiamento e le malattie

Recenti studi hanno confermato che la senescenza cellulare può svolgere un ruolo importante nella soppressione dei tumori, nella guarigione delle ferite e nella protezione contro la fibrosi tissutale. Tuttavia, nell’ultimo decennio, si stanno intensificando studi che certificano che le cellule senescenti possono avere effetti dannosi e possono contribuire al rimodellamento dei tessuti, all’invecchiamento dell’organismo e a molte malattie legate all’età.

Cosa accadrebbe se potessimo eliminare queste cellule dannose fermando il processo che ci fa invecchiare e prevenendo malattie come osteoartrite, diabete e malattie cardiovascolari? La risposta potrebbe risiedere nelle terapie senolitiche, ovvero quelle terapie in grado di rimuovere le cellule senescenti migliorando la qualità della vita nelle persone anziane.

Terapie senolitiche: una possibile frontiera per combattere l’invecchiamento cellulare

Gli scienziati stanno sviluppando terapie innovative chiamate terapie senolitiche che mirano a eliminare selettivamente le cellule senescenti dall’organismo o a modulare i loro effetti negativi. I farmaci senolitici agiscono riconoscendo specifici meccanismi di sopravvivenza delle cellule senescenti e ne inducono la morte programmata, senza danneggiare le cellule sane.

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Photo: immagine di terapia senolitica in atto nelle cellule umane realizzata con DALL.E

Gli obiettivi delle terapie senolitiche sono molteplici: riducono l’infiammazione cronica causata dalle cellule senescenti, migliorano la rigenerazione dei tessuti e la funzionalità degli organi e prevengono o rallentano malattie legate all’invecchiamento come osteoartrite, malattie cardiovascolari, diabete di tipo due e alcune forme di demenza.

Le terapie senolitiche rappresentano una frontiera emergente nella medicina rigenerativa. Studi preclinici e clinici hanno mostrato miglioramenti nella rigenerazione dei tessuti, nella riduzione dell’infiammazione e nell’estensione della durata della salute negli organismi trattati. Nonostante i risultati promettenti è fondamentale proseguire con studi clinici approfonditi per valutare l’efficacia e la sicurezza dei senologici nell’uomo. La ricerca è attivamente impegnata nell’identificazione di nuovi composti e nell’ottimizzazione delle terapie esistenti, con l’obiettivo di tradurre queste scoperte in trattamenti clinici efficaci per migliorare la qualità della vita durante l’invecchiamento.

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Photo cover: Pixabay / Lutz Dieckmann 

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