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Giovanna Laudisio: «Le microplastiche sono ovunque. È ora di cambiare»

di Riccardo Pallotta
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Intervista alla CEO e fondatrice dell’azienda Naturbeads,  pioniera della sostenibilità che, trasformando un’idea rivoluzionaria in un’impresa concreta, sta ridefinendo il futuro dei materiali biodegradabili.

Nel 2017, mentre Regno Unito e Stati Uniti iniziavano a vietare le microplastiche nei cosmetici da risciacquo, un progetto accademico dell’Università di Bath si trasformava in impresa grazie all’intuizione di Giovanna Laudisio, protagonista di questa intervista. È nata così Naturbeads, startup che oggi si prepara ad aprire in Puglia il suo primo impianto produttivo, con l’obiettivo di offrire un’alternativa concreta all’inquinamento invisibile ma pervasivo delle microplastiche. Queste particelle, ormai presenti anche nel sangue umano, pongono interrogativi urgenti sulla salute e sull’ambiente. Naturbeads propone una risposta: microsfere biodegradabili di cellulosa, compatibili con le esigenze dell’industria e con la necessità di ridurre l’impatto ambientale alla fonte.

Come è nata Naturbeads e di cosa si occupa?

Naturbeads nasce dal lavoro di due accademici dell’Università di Bath: il professor Davide Mattia, del dipartimento di ingegneria chimica, e la professoressa Janet Scott, del dipartimento di chimica.  Con la mia intuizione da appassionata di tecnologie green, ho riconosciuto il potenziale della loro ricerca e convincerli a co-fondare la startup. A differenza di molte innovazioni accademiche, spesso soluzioni in cerca di un problema, la tecnologia sviluppata da Mattia e Scott aveva fin da subito un obiettivo chiaro: sostituire le microplastiche nei cosmetici.

INTERNA_Giovanna Laudisio

Giovanna Laudisio

Quando il loro lavoro scientifico è stato pubblicato nel 2017, negli Stati Uniti erano già stati vietati alcuni prodotti da risciacquo contenenti microplastiche, e il Regno Unito si apprestava a fare lo stesso (divieto entrato in vigore nel giugno 2018). Con il tempo, ci siamo resi conto che le microplastiche non si trovano solo nei cosmetici, ma anche in vernici, rivestimenti per mobili, prodotti per la concia delle pelli, adesivi, detergenti e molti altri prodotti industriali e di consumo. Naturbeads ha sviluppato quindi una tecnologia che trasforma la cellulosa, un biopolimero naturale presente in alberi, cotone e carta, da fibre a microsfere. Poiché in molte applicazioni le microplastiche vengono utilizzate in forma di microsfere, Naturbeads offre un’alternativa con la stessa forma, dimensione e prestazioni, facilitando alle aziende la transizione verso soluzioni più sostenibili.

Naturbeads ha sviluppato microsfere di cellulosa biodegradabili per sostituire le microplastiche. In che modo l’uso di questi materiali sostenibili può influire positivamente sulla salute umana e sull’ambiente, contribuendo a una maggiore longevità e benessere?

Le microplastiche sono ormai ovunque: sono state trovate nelle nevi dell’Artico, nelle profondità oceaniche, nelle nuvole e nel suolo. Questo significa che ogni settimana ognuno di noi ingerisce e inala decine di migliaia di microplastiche, per un quantitativo stimato pari al peso di una carta di credito. Diverse ricerche hanno individuato microplastiche nei polmoni, nel sangue, nel cervello e persino nella placenta e nel latte materno, segno che le nuove generazioni vengono esposte alla plastica ancor prima della nascita. Sebbene gli effetti sulla salute umana siano ancora in fase di studio, sappiamo già che la presenza di microplastiche nel suolo influisce negativamente sulla crescita delle piante, riducendone peso, altezza e contenuto di clorofilla. Studi recenti stanno inoltre collegando la presenza di microplastiche nel corpo umano a diverse patologie.

Nell’ottica di promuovere pratiche sostenibili che migliorino la qualità della vita di tutte le forme viventi, in che modo può contribuire Naturbeads ?

La plastica è un materiale estremamente utile grazie alla sua leggerezza, resistenza ed economicità. Tuttavia, come abbiamo detto, non è biodegradabile. Per questo motivo, il suo utilizzo dovrebbe essere limitato a quelle applicazioni in cui la sua durata e stabilità sono essenziali. Se pensiamo a un prodotto come la crema solare, che resta sulla pelle solo per poche ore prima di disperdersi in mare, non ha senso impiegare un ingrediente realizzato con un materiale progettato per durare secoli. La nostra tecnologia è stata sviluppata considerando l’intero ciclo di vita del prodotto, dai materiali di partenza al suo impatto sull’ambiente dopo l’uso.

La base dei nostri ingredienti è la cellulosa, il biopolimero naturale più abbondante al mondo. Si tratta di una risorsa rinnovabile, poiché ogni anno la Terra ne produce miliardi di tonnellate. In futuro, sarà possibile ricavare la cellulosa anche da scarti alimentari e dal riciclo di indumenti, dato che le fibre di cotone sono praticamente cellulosa pura. Le nostre microsfere di cellulosa garantiscono stabilità nelle formulazioni cosmetiche ma, una volta rilasciate nell’ambiente, vengono rapidamente biodegradate in zuccheri dai microrganismi naturalmente presenti nel suolo e nei mari. Offrono le stesse prestazioni delle microsfere di plastica, ed è per questo che è fondamentale informare i consumatori affinché possano scegliere consapevolmente prodotti con ingredienti naturali. Avere l’opportunità di condividere con i lettori di Longevity il lavoro che stiamo svolgendo per contrastare l’inquinamento da microplastiche è un passo importante per sensibilizzare su questo problema e dimostrare che esistono già soluzioni alternative, pronte a entrare presto sul mercato.

Quali sono gli effetti noti delle microplastiche sulla salute umana?

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno cercato di correlare la presenza di microplastiche a diverse malattie. Ricerche in vitro hanno dimostrato che le microplastiche possono causare infiammazione e stress ossidativo nelle cellule umane, fattori associati a patologie croniche come il cancro e i disturbi cardiovascolari. Un recente studio ha evidenziato la presenza di microplastiche nelle placche arteriose, correlata a un aumento del rischio di infarto e morte. Inoltre, alcune sostanze chimiche contenute nelle microplastiche, come il bisfenolo A (BPA) e gli ftalati, sono noti interferenti endocrini, capaci di alterare il sistema ormonale e potenzialmente influenzare la fertilità e lo sviluppo. Naturbeads interviene nella prevenzione dell’inquinamento da microplastiche primarie, ossia quelle prodotte intenzionalmente su scala micrometrica e aggiunte a vari prodotti per migliorarne texture, opacità, effetto coprente o struttura. Queste particelle, una volta disperse nell’ambiente, sono impossibili da recuperare e si accumulano in mari e suoli per secoli. Sostituendole con microsfere di cellulosa biodegradabili, Naturbeads elimina il problema alla radice.

 

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Quali sono le prospettive future per l’azienda e come prevedete che la vostra innovazione influenzerà l’industria dei prodotti di consumo?

Ad agosto 2024, Naturbeads ha chiuso un round di investimento (Serie A) per costruire il suo primo impianto produttivo in Puglia. Grazie a questo impianto, la tecnologia verrà commercializzata attraverso i primi accordi con aziende che producono ingredienti per la cosmetica. Il lancio sul mercato è previsto per l’inizio del 2026. Le microsfere di cellulosa di Naturbeads saranno proposte ai brand cosmetici, come L’Oréal, come alternativa innovativa alle microplastiche. Sul fronte della sostenibilità, oltre all’inquinamento ambientale, va considerato l’impatto climatico della plastica. Per ogni chilogrammo di plastica prodotto, dalla sua estrazione all’incenerimento, vengono generate circa 6 kg di CO2, contribuendo all’effetto serra e al cambiamento climatico. L’Unione Europea stima che, con la messa al bando delle microplastiche (pubblicata nel 2023), nei prossimi 20 anni si potrà evitare l’immissione di 1 milione di tonnellate di microplastiche nell’ambiente e prevenire l’emissione di 6 milioni di tonnellate di CO2. Dal punto di vista della salute, le microplastiche sono state trovate nei polmoni e possono causare problemi respiratori come asma e ipersensibilità polmonare, fino al cancro ai polmoni. Inoltre, rilasciano sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino, con potenziali effetti sulla fertilità e sullo sviluppo. Studi recenti le hanno anche collegate a patologie intestinali, disturbi metabolici e alterazioni del microbioma intestinale.

La Puglia è stata scelta come sede per il vostro primo impianto produttivo. Quali fattori hanno influenzato questa decisione e come pensate che questa scelta possa contribuire allo sviluppo sostenibile della regione?

La decisione di costruire il nostro primo impianto produttivo in Puglia è stata motivata dalla necessità, dopo la Brexit, di individuare una sede in Europa, dato che la maggior parte dei nostri clienti e fornitori si trova in questo mercato. Inoltre, il management team di Naturbeads è italiano, e scegliere l’Italia ci è sembrata la soluzione più naturale, sia per una questione di semplicità (minori barriere linguistiche e migliore conoscenza del territorio), sia per il piacere di poter ritornare alle nostre radici nel sud del Paese. Abbiamo optato per la Puglia dopo essere entrati in contatto con altre startup che, come noi, hanno scelto questa regione per la loro sfida imprenditoriale. Le loro esperienze ci hanno confermato come, negli ultimi anni, la Puglia si sia distinta per l’uso efficiente dei fondi europei. Ci auguriamo che altre startup seguano il nostro esempio, contribuendo alla creazione di un polo di innovazione per le tecnologie sostenibili in una regione che ha molto da offrire, non solo per la qualità della vita, il cibo e l’architettura, ma anche per le sue competenze tecniche e la solida base industriale.

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Riccardo Pallotta

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