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Viaggiare nella “terza età”: l’esperienza di Giacomo Bertola

di Giacomo Bertola

Giacomo Bertola, noto online come “Nonno atipico”, racconta in prima persona su Longevity Journal come la pensione abbia trasformato il suo modo di viaggiare: ora ha più tempo, più consapevolezza e un nuovo rapporto con il mondo che lo circonda.

 

Giunto alla soglia dei settant’anni e ormai in pensione, ho deciso di non rinunciare alla mia passione per il viaggio, ma di darle una forma nuova. Dopo una vita spesa tra lavoro, sport e avventure, ho scoperto che il tempo – quello stesso che prima rincorrevo – ora è diventato il mio più grande alleato. È cambiato il ritmo, è vero, ma non la voglia di scoprire. Anzi, oggi più che mai, ogni viaggio rappresenta un’occasione per vivere con maggiore intensità.

Viaggiare fuori stagione, un lusso impagabile

Una delle prime libertà che ho imparato ad apprezzare è quella di partire quando voglio. Non sono più vincolato ai weekend lunghi o alle ferie comandate. Questo mi permette di evitare l’affollamento dei periodi di punta, di ottenere tariffe più vantaggiose e, soprattutto, di soggiornare più a lungo nei luoghi che visito. Ogni viaggio, così, diventa un’immersione lenta e profonda nel territorio, nella cultura e nelle persone.

Con il tempo ho anche imparato ad ascoltare il mio corpo. Le energie non sono più quelle di una volta, e ho dovuto fare i conti con questa nuova realtà. All’inizio è stato frustrante, lo ammetto. Ma presto ho capito che rallentare non significava arrendersi: era semplicemente un modo diverso di essere nel mondo.

L’autore nella Medina di Bizerte (Tunisia)

Il cammino lento: un approccio alla vita

Da questa consapevolezza è nata in me una nuova filosofia: il “cammino lento”. Non inteso solo come camminare piano, ma come approccio globale all’esperienza del viaggio. Significa dare valore alla lentezza, alla contemplazione, al silenzio. Camminare lentamente – nel corpo e nella mente – è diventato il mio modo di riconnettermi con me stesso, con la natura e con chi incontro lungo il cammino.

Ricordo le parole di mia moglie, al ritorno da un viaggio in moto: «Non era il panorama ad essere bello, eravamo noi il panorama». Ecco, oggi viaggio con questa stessa attitudine. L’importante non è quanta strada si percorre, ma come la si percorre. E spesso, rallentando, si va persino più lontano.

Scoprire la meraviglia vicino casa

Un altro grande cambiamento riguarda lo sguardo. Se un tempo pensavo che viaggiare significasse andare lontano, oggi so che le emozioni più autentiche si possono provare anche a pochi chilometri da casa (nel mio caso a Porto San Giorgio, nel fermano). L’Italia è ricchissima di piccoli borghi, sentieri, panorami, storie e sapori da scoprire. Basta sapersi fermare, ascoltare e lasciarsi sorprendere.

Bicicletta dell’autore a Laturo, il “paese fantasma” in Abruzzo

Viaggiare nella terza età non è un ripiego, è una seconda occasione. Ogni passo, ogni incontro, ogni dettaglio assume un significato nuovo. E più che accumulare foto o souvenir, quello che cerco sono esperienze che lascino un segno: una chiacchierata con un artigiano, un pasto cucinato con le proprie mani, un tramonto guardato senza fretta.

Non amo, infatti, considerare la mia età come un limite. Preferisco pensarla come una risorsa. Ho il privilegio di poter scegliere i miei tempi, i miei percorsi, i miei compagni di viaggio. E se c’è una cosa che questa fase della vita mi ha insegnato, è che non si smette mai di imparare. Viaggiare oggi per me è un atto di libertà, di curiosità e di amore per la vita. Programmo ancora avventure – e non parlo solo metaforicamente – che molti miei coetanei nemmeno immaginano. Ma sempre con lentezza, consapevolezza e un grande sorriso.

 

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Nella cover: Partenza da Campitello Matese (Campobasso)

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