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Il viaggio può essere un alleato della longevità

di Riccardo Pallotta
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Una ricerca dell’Edith Cowan University mostra come le esperienze di viaggio possano mantenere l’organismo in uno stato di “bassa entropia”, ridurre lo stress e stimolare il cervello.

Per anni il viaggio è stato considerato un piacere, una pausa dalla routine o una forma di arricchimento e svago personale. Recentemente però, alcuni ricercatori hanno iniziato a guardarlo in maniera differente e più approfondita: non soltanto come esperienza culturale, ma come un possibile alleato della salute e della longevità. Un recente studio teorico della Edith Cowan University, in Australia, suggerisce infatti che viaggiare potrebbe contribuire a creare condizioni favorevoli a un invecchiamento più sano.

Ovviamente non si tratta di una formula magica per fermare il tempo, né di un elisir di eterna giovinezza. Tuttavia, gli studiosi ritengono che determinate esperienze possano aiutare l’organismo a mantenere più a lungo condizioni favorevoli di equilibrio, adattamento e resilienza, aprendo una nuova frontiera nel rapporto tra turismo e salute.

Plasticità cerebrale e movimento spontaneo

Per comprendere il ragionamento dei ricercatori bisogna partire dal concetto di entropia, che in fisica descrive la tendenza naturale dei sistemi a passare dall’ordine al disordine. Gli autori dello studio hanno applicato questa teoria all’organismo umano, osservando come l’invecchiamento, nella loro prospettiva teorica, sia un progressivo accumulo di squilibri biologici che rendono il corpo meno efficiente. Se alcune esperienze accelerano questo processo, altre possono contribuire a rallentarlo, aiutando l’organismo a conservare la propria capacità di adattamento.

Photo: Sachu Zayn / Pexels

Il viaggio rientra proprio in questa seconda categoria. Visita una nuova destinazione significa camminare di più, trascorrere tempo all’aria aperta e modificare le abitudini quotidiane. Questa combinazione di novità, movimento e coinvolgimento emotivo costringe corpo e cervello a uscire dagli automatismi. L’esplorazione diventa così un allenamento cognitivo naturale: orientarsi in una città sconosciuta e apprendere nuove informazioni preserva le funzioni mentali nel tempo.

D’altronde già la neurologa e premio Nobel Rita Levi-Montalcini sosteneva che il cervello non va in pensione e che tenuto in esercizio, continua a sviluppare nuove connessioni neuronali anche in vecchiaia. Inoltre, l’attività motoria legata al viaggio avviene in modo spontaneo e senza lo stress tipico dei programmi di allenamento rigidi, con potenziali effetti positivi sulla circolazione, sul metabolismo e sui meccanismi di recupero dell’organismo.

Gestione dello stress, relazioni sociali e qualità dell’esperienza

Tra i principali nemici dell’invecchiamento sano figura lo stress cronico, la cui esposizione prolungata è associata a infiammazione e aumento del rischio di patologie. Le attività ricreative tipiche del viaggio favoriscono il rilassamento e l’umore, aiutando il corpo a regolare le risposte immunitarie e a sostenere la rigenerazione dei tessuti. A questo si aggiunge la dimensione relazionale: viaggiare significa condividere momenti con i propri cari o entrare in contatto con nuove persone, contrastando l’isolamento sociale che rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per il declino cognitivo.

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Photo: Pexels / Nastya Koren

Gli stessi ricercatori invitano tuttavia alla prudenza, poiché non tutte le vacanze sono automaticamente salutari. Viaggi caratterizzati da stanchezza eccessiva, problemi alimentari o situazioni di pericolo generano stress e producono l’effetto opposto, aumentando il disordine biologico. Per decenni il dibattito sulla longevità si è concentrato soprattutto su dieta, esercizio fisico e farmaci. Oggi emerge una visione più ampia dove la qualità delle esperienze vissute diventa fondamentale: il viaggio non sostituisce uno stile di vita sano, ma si rivela uno strumento complementare capace di dimostrare che invecchiare bene significa, semplicemente, non smettere mai di essere curiosi.

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Photo cover: Pexels / Olly

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